Americani, gente dal cuore di ghiaccio

Richard Paterso, il whisky blender di Whyte & Mackay Ltd. che produce anche Dalmore e Jura dice “Chiedi uno Scotch in US e subito senti quel terribile clink, clink che ti avverte la caduta dei cubetti di ghiaccio nel bicchiere”, Peterso aggiunge “Per quello che penso io non c’e’ niente di piu’ ridicolo che mettere ghiaccio in un ottimo scotch”

Kevin Erskine, che scrive su theScotchBlog.com, dice “Aggiungo sempre acqua la cui quantita’ dipende dal tipo di whisky, dal tempo e dal mio umore, ma non metto mai ghiaccio”

I puristi (noi li chiameremmo persone di buonsenso, ndr) brontolano perche’ se qualche goccia d’acqua “apre” gli aromi del whisky, rilasciando i profumi e i sapori, il ghiaccio tende a fare il contrario; la lingue viene anastetizzata e il whisky stesso tende ad appiattirsi perdendo la sua complessita’.

Guardando alla storia l’uso del ghiaccio e’ comunque un passo in avanti. Nella prima metà del 20ismo secolo lo scotch veniva bevuto anche con ghiaccio e soda. Dalla fine degli anni 40 si abbandona gradualmente la soda e si passa alla fase “on the rocks”.

Alcuni brand come Famous Grouse hanno effettuato promozione anche per l’utilizzo di ghiaccio. Questo non significa che i conoscitori e gli intenditori siano contenti di come gli americani bevono lo scotch.
Bruichladdich tramite Mark Reynier dice: “Facciamo uno sforzo enorme per produrre a mano whisky naturale, senza aggiunta di additivi, coloranti o dolcificanti e non lo facciamo certo per quelli che poi aggiundono cloro e fluoro che si trovano normalmente nelle acque comuni”.

Uno sforzo quindi si sta facendo per migliorare anche la qualita’ del ghiaccio dato che appunto l’acqua di casa contiene sostanze chimiche che tendono anche ad alterare il profumo dato che spesso stanno a contatto con i cibi.
I bar non soffrono di questa contaminazione ma usano comunque acque non pure.

Una possibile soluzione brillante ci viene da ThinkGeek che ci fornisce queste simpatiche pietruzze da mettere nel bicchiere, ma devo dire che la cosa mi inquieta un po’.

Indiscutibilmente un cambiamento di mentalita’ passa nell’educazione al gusto, far provare il consumatore “con e senza” e si convincera’ da solo che un prodotto in purezza e’ meglio. In caso contrario, almeno ci abbiamo provato.

Liberamente tratto e tradotto da Wall Street Journal e The Scotch Blog

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