Totally unecessary post

Se avete consultato la pagina Arte e Whisky, di questo nostro modesto spazio, vi sarete imbattuti in La versione di Barney, di Mordecai Richler (Adelphi).
Se non l’avete letto, mi spiace per voi. Se non ne capite il nesso col whisky, ancora peggio.
Sono passati 13 anni dall’uscita del romanzo ma l’argomento Barney è di attualità più che mai in quanto a Venezia è stato presentato il film (che non ho visto e che uscirà in Italia a Gennaio) ed è in edicola un (bel) saggio Sulle strade di Barney di Christian Rocca (Bompiani).

Perchè mai un giornalista italiano si occupa di uno scrittore ebreo canadese? Beh, la risposta è semplice. All’uscita del libro in Italia una decina di anni fa, Il Foglio (per il quale scriveva Rocca ai tempi) fece una campagna di stampa a favore del romanzo, che lo portò a vendere oltre 300.000 copie, più che in Canada. MR, putroppo, morirà di li a poco.

Premesso che questa non vuole essere una recensione al saggio, anche perchè il mio amore per il romanzo mi pone in posizione non obiettiva, dico solo, per rendere l’idea, che mi sono letto il libro di Rocca in una sera, seduto sul divano (solitamente se leggo di sera, dopo due pagine sono in fase REM). Ieri sera, non contento, sono anche andato alla presentazione al Corriere (presenti Gianni Riotta, Aldo Grasso e Mariarosa Mancuso).

Christian compie una operazione ardita, cerca di ripercorrere i luoghi di Richler per farli corrispondere con quelli di Barney e in molti casi i punti di contatto sono sorprendenti. Si reca a casa sua, nei suoi ristoranti, nei bar dove fumava i suoi sigari e dove beveva il suo Macallan (il 12yo solitamente). Trova tante analogie, nonostante persino i familiari tendano ad escludere l’equazione Mordecai=Barney. Il romanzo, descritto troppo semplicisticamente come “politicamente scorretto”, è in realtà una storia d’amore, certamente non convenzionale e forse per questo “scorretta” nella visione conformistica o in quella snob dello scorretto a tutti i costi. Tutto questo amore si ritrova nella vita di MR, nella moglie, nei suoi figli.

Anche io nel mio piccolo proverò ad andare sulle sue tracce, seguendo quelli che sono i nostri interessi: il prossimo passo sarà quello di recuperare il suo articolo, scritto per GQ, del suo viaggio in Scozia, magari ci riserverà altre soprese, ben sapendo che il Macallan che beveva lui non è lo scialbo Fine Oak che ci propinano in questi anni bui.

Concludo con un pensiero da due soldi. MR contrario alla “violenza” culturale francofona in Quebec e che individua nella carenza di bar dove bersi un whisky uno dei problemi di conflitto tra palestinesi e istraeliani, meriterebbe, per me, il Nobel per la pace, altro che Obama.

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