Dal Trentino con amore

Da Riva del Garda -dove abbiamo festeggiato l’arrivo del nuovo anno- ci spostiamo a nord, verso Trento, su strade che serpeggiano fra monti e laghi di indiscutibile fascino, come il lago di Cavedine. Siamo nella famosa Valle dei Laghi, nel Trentino sud-occidentale, ricca di paesaggi suggestivi e incontaminati, come le Marocche di Dro, un’area naturale protetta che consiste in “un grandioso sistema di antiche frane postglaciali per crollo e scorrimento. Le Marocche di Dro costituiscono, per estensione e volume, il più imponente fenomeno di frana per crollo e scorrimento di materiale lapideo a livello europeo” [fonte: Wikipedia]

Lo scenario che ci troviamo di fronte può essere meglio descritto da una delle tante immagini che si possono trovare sul lago di Cavedine.

E’ proprio accanto a questo lago che troviamo la distilleria Pisoni, con Andrea che ci attende come da appuntamento.
Dopo le presentazioni e uno scambio di auguri (è il 2 gennaio, n.d.r.), Andrea ci spiega come la loro azienda sia a conduzione familiare da oltre 4 generazioni, dal 1852, quando il bisnonno spostò l’attività da queste parti, nel borgo di Pergolese per l’esattezza.
Infatti l’accoglienza si rivela ottima e la spiegazione appassionata: ci vengono subito mostrati i vigneti circostanti, in quanto Pisoni produce una certa quantità limitata di vini (circa 70000 bottiglie l’anno), rigorosamente da uve proprie a coltura biologica, con leguminose e graminacee fra le vigne, atte ad arricchire naturalmente il terreno.

Fra la preziosa produzione vinicola, spiccano il Vin Santo trentino, prodotto tipico della zona, proveniente da uve nosiola e il trento Doc metodo classico, millesimato, riserva e rosè.
Dopo i vigneti, la visita prosegue nella cantina nuova, datata 1998, dove si trova la distilleria, rinnovata nel 2004.
La produzione di grappe è importante e, a differenza dei vini, è rivolta anche alla GDO, aggirandosi sulle 300000 bottiglie l’anno.

Oltre alla bianca classica, la distilleria propone delle interessanti e originali monovitigno di vitigni autoctoni trentini (nosiola, teroldego, ecc.); la Schweizer, una grappa bianca consistente in una sapiente miscela delle monovitigno (il nome deriva da un artista trentino che ha disegnato la bottiglia e l’astuccio) e due differenti grappe invecchiate: la Stravecchia e la Clessidra, quest’ultima invecchiata 10 anni in barriques di rovere francese e imbottigliata a 50 gradi. A queste vanno aggiunte delle grappe aromatizzate con erbe e radici del luogo e una serie di liquori tradizionali.

Andrea ci mostra con orgoglio la cantina scavata nella roccia, un ex rifugio di guerra, dove fermenta il trentodoc per un periodo che va dai 24 ai 48 mesi, descrivendoci ogni passo del cosidetto metodo classico; dopodichè ci spostiamo nella sala dove avviene il reumage manuale delle bottiglie.
Passiamo poi alla cantina vecchia, dall’altro lato del complesso, dove ci vengono mostrate delle botti di epoca asburgica, riportanti il nome della capitale dell’epoca di questi posti: Wien.

Dopo questa visita a 360°, arriva il momento della degustazione: iniziamo con un’originale monovitigno di Nosiola, delicata, aromatica ed elegante; proseguiamo con la Grappa Stravecchia, più complessa, fino ad arrivare alla Clessidra, la 10 anni fiore all’occhiello, più secca e con un retrogusto vanigliato.
Andrea mi spiega come Clessidra si avvicini alle richieste di mercati come quello tedesco, appunto abituati a prodotti ben invecchiati, come cognac e whisky.

Dopo qualche acquisto e i saluti, partiamo da questo splendido scorcio di Trentino.
Con una visuale più ampia, vediamo come la distilleria risulti perfettamente integrata nella natura di queste vallate, non solo mantenendo un’essenziale contiguità con esse, ma soprattutto svolgendo il prezioso ruolo di valorizzarne i prodotti, offrendo alla clientela qualcosa di praticamente introvabile al di fuori.
Complimenti!

Roberto Crescenti

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