Bruichladdich, tre km dopo Bollate

 Per un appassionato, quando si passano serate come quella di venerdì sera, gli aggettivi che si possono spendere sono sempre forse altisonanti, possono essere anche poco credibili per chi sfortunatamente con c’era o per chi non condivide la stessa passione, ma comunque non rendono nemmeno lontanamente l’idea. Il fatto poi che il whisky sia un distillato “magico” per le sue origine e per le persone che ci orbitano attorno è ovviamente soggetto a qualche scetticismo, che noi serenamente sopportiamo senza problemi.

Jim McEvan oltre ad essere da quasi 50 anni (festeggerà  nel 2013) un professionista della distillazione di livello assoluto, ha una capacità  divulgativa, affabulativa e di coinvolgimento non comuni e non si è risparmiato nella serata di Senago (e mi dicono i nostri ambasciatori nel Triveneto, anche in quella di Conegliano) organizzata da Rinaldi, nella bella cornice dell’Enoteca Otto di Ottaviano Orsi.

Ovviamente Jim era li per promuovere il suo prodotto, che in questo caso è veramente Suo e della sua squadra, dato che ha preso in mano la distilleria 10 anni fa in condizioni pietose e l’ha riportata sulla bocca di tutti; quindi certe affermazioni pro domo sua come “i whisky di adesso non sono più come quelli di una volta perche’ il fanno i computer mentre prima li facevano le persone” vanno nella direzione di rimarcare il fatto che Bladdie è fortemente dipendente dall’attività  umana e ha una dimensione veramente artigianale. Possiamo sicuramente dire che avendo assaggiato, per nostra fortuna, bottiglie di qualche decennio fa, non possiamo certo dargli torto, anche se ci sono altri fattori, come le botti e i gusti attuali da non sttovalutare. E poi, comunque, non si può dire che abbia una visione parziale o personalistica del mercato…”Jim, non ti offendi vero se prendo appunti su un taccuino di Talisker?” “Beh no, ti devo dire che l’unico 100 che ho dato in una giuria l’ha preso un Talisker 25. Loro non sbagliano un prodotto”.

La serie di aneddoti e battute è stata continua e divertente con alcune chicche, come il brindisi in gaelico di cui vi diamo testimonianza in questo video di infima qualità e girato in pessime condizioni di equilibrio, non per l’alcool, ma per le risate, ma che spero vi renda l’idea.

Introducendo i vari prodotti Jim ci ha spiegato la filosofia e le particolarità  di Bruichladdich, unica a invecchiare tutti gli stock su Islay (e grazie all’influenza del sale e del mare si trova quella nota agrumata di limone), unica a mettere il distillato in botte senza abbassare la gradazione attorno ai 62 gradi. Inoltre una delle poche a non fornire distillato per la miscelazione e a coltivare parte dell’orzo in loco. Proprio sull’orzo biologico dell’Organic, coltivato dalle parti di Inverness, si è sviluppato un discorso interessante. Jim, in passato altamente scettico sul biologico, ha invece trovato in questo orzo una “viscosità ” particolare, tant’e’ che ci ha fatto fare un esperimento: mettere un dito nel bicchiere di Organic e vedere che, una volta sollevato, la goccia rimane perfettamente attaccata al dito, senza cadere. Sul Port Charlotte ha detto che per lui è una grande emozione l’anno prossimo lanciare il dieci anni, come spirito di rivalsa verso i precedenti proprietari della distilleria, Jim Beam, che abbandonarono il tutto perché¨ “la distilleria non era in grado di produrre torbati”. Diciamo che l’espressione usata verso gli ex proprietari è stata censurata dall’autore di questo pezzo, ma rendeva più l’idea.

Jim non si è sottratto alle domande e a firmare le bottiglie per cui ha chiesto un piccolo contributo per una causa umanitaria, una fondazione per i bambini vittime della guerra, per cui si è visibilmente commosso. Tornando più leggeri, egoisticamente mi tengo molti degli aneddoti per me, anche per non fare un pezzo di 40 pagine, le battute hanno spaziato dai vari popoli, giapponesi e tedeschi in testa, fino a come si è arrivati a definire le zone di produzione del single malt (lowlands, highlands, campbeltown, islay, islands, speyside) “disegnate da due ubriachi con una cartina e una penna al pub”.

Dopo tutte queste emozioni quasi si potrebbe far passare i prodotti degustati in secondo piano (Claudio, che sta lavorando per raccontarci il suo punto di vista, si è lasciato scappare “mi sembrava di essere in Scozia”). Si puo’ anche disquisire di piccolezze e di dettagli perfettibili, come il fatto che il bicchiere non fosse perfetto per la degustazione, ma mai come in questi casi sarebbe veramente attaccarsi a cose senza senso, considerato che le suggestioni hanno coperto qualsiasi piccolo inconveniente e che chi ha ci ha fornito questa opportunità  imperdibile va ringraziato.

Ma per fare il professore e dare informazioni di servizio utili, ecco gli imbottigliamenti proposti con due parole due sulle mie note di degustazione e qualcuna molto generica sugli abbinamenti (ammetto di aver abbandonato l’approccio professionale dopo il secondo dram e il terzo aneddoto da mal di pancia dalle risate di Jim).

Bruichladdich Organic
Colore giallo paglierino (circa 7 anni di invecchiamento)
Al naso vaniglia, mela, pera. Leggermente pungente di spezie, zenzero in particolare
Al palato pera, limone, miele di acacia. Aggiungendo acqua esce sapidità e diventa più secco.
Abbinamento: fagottino di bresaola e caprino

Bruichladdich 12 y
Colore giallo dorato
Al naso vaniglia, mela, pera e un po’ di frutta esotica. Leggermente pungente di spezie, pepe bianco particolareAl palato dolce di pera, legno, vaniglia.Abbinamento: composta di pere con speck

Bruichladdich 16 y Chateau Margaux
Colore ambrato carico
Al naso uva sultanina, frutta rossa
Al palato dolce, note grasse di glicerina “saponoso”, frutta secca. Io sono un po’ prevenuto sui finishing, anche se questo non è  di quelli “toccata e fuga”, visto che ha un passaggio in botte di ben 2 anni. Difatti la botte e’ ben presente e da una nota tannica e che asciuga la bocca che non mi fa impazzire, ma è privo di difetti, e per mia esperienza la botte da vino non è che dia solo aspetti positivi, anzi.
Abbinamento: panino con zucca, lardo e carciofi

Da qui in poi la biro mi ha quasi mollato (e mi sono forse rilassato troppo?) e ho dovuto decifrare dei geroglifici

Linlithgow 1982 25 y (Murray McDavid, marchio IB del gruppo)
Colore giallo dorato carico
Al naso floreale, erica, biscotto/malto
Al palato si ritrovano note dolce e maltate, con frutta “verde” come uva spina e mela. Finale lungo e persistente. Aggiungendo acqua letteralmente esplode rilasciando in modo intenso questi aromi e profumi
Abbinamento: salmone affumicato

Port Charlotte 8
Al naso: marino e idodato, note di fumo e malto ben bilanciate
Al palato freschezza tipica dei torbati giovani, bilanciamento ottimo tra dolcezza da malto/biscotto e torbatura un po’ medicinale (che è generosa, 40ppm, lo so che a cospetto dell’Octomore è comunque da bere colazione) finale lungo. Anche qui note di zenzero e pepe.
Abbinamento: Ostrica bretagna (affogata dentro nel PC, il viagra di Islay)

Octomore 4.167 ppm
Al naso: esplosione di fumo e spezie ma note dolci ben evidenti di caramello.
Al palato con una torbatura “nominale” così alta ci si aspetta di essere asfaltati (gli Ardbeg Supernova lo fanno con meno ppm…), mentre in realtà  il bilanciamento è quasi miracoloso. Inizio dolce e oleoso quasi come un panettone, e un finale lungo, fumoso e speziato con note di legno.
Abbinamento: Dolce di marzapaneI miei preferiti sono stati Organic e PC8 con la sorpresa Linlithgow che era imprigionato e andava liberato con poche gocce d’acqua.

Gli abbinamenti proposti interessanti, ho trovato quello più azzeccato il 12 anni con la composta di pere e speck. L’ostrica della Bretagna era molto intensa e persistente e uccideva un po’ il PC8.

Chiudo con una frase autoreferenziale che ho scritto su facebook il giorno dopo

“Continuo a chiedermi: ma se prendessi un vignaiolo italiano di alto livello, avrebbe la stessa umiltà, disponibilità  e carica per stare con gli appassionati di un Jim McEvan? Mi sono reso conto ora che mi frega poco della risposta”

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7 pensieri riguardo “Bruichladdich, tre km dopo Bollate

  • 19 ottobre 2011 in 10:34
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    I miei complimenti innanzitutto per l’accurata descrizione della serata. Io ho partecipato a quella di Conegliano, al Time Cafè, un locale veramente carino, forse non in tema con la degustazione, ma sicuramente gestito da persone gentilissime e amanti dell’acqua di vita. Io sono una new entry del mondo dei distillati, ma non posso che ringraziare il mio agente Rinaldi per essersi ricordato di me e di avermi invitato. L’emozione di quella serata rimarrà a lungo stampata nella mia memoria e dei pochi clienti che sono riuscita a portare. Abbiamo assaggiato dei prodotti veramente di altissimo livello, divertiti dalla favolosa verve di Jim. La differenza sostanziale nella serata è stata la mancanza di abbinamenti mangerecci. Jim dopo la visita di Milano o Trieste ha fatto presente che il cibo andava benissimo prima, dopo, in una pausa ” ma quando si beve whisky.. si beve whisky” . Sono rimasta colpita dall’umiltà, dalla semplicità e dal carattere di quest’uomo che, davvero come dici tu, è un mito nel mondo dei distillati, ma che non si fa nessun problema a passare tra i tavoli a versare il Port Charlotte nel bicchiere e a farti un sorriso. Un uomo profondamente legato al suo territorio, che ci crede fortemente. Che vive in simbiosi con la sua isola, nonostante ne sia stato lungamente distante per il suo lavoro, che ama i suoi concittadini perchè sono come lui. L’agente Rinaldi mi ha raccontato che la sera prima Jim era rimasto da solo in albergo, e lui andando a prenderlo la mattina seguente si era scusato per non avergli organizzato nulla. E Jim serafico gli ha fatto notare che è un isolano: ” quando ho una minestra calda, una birra fredda e una televisione sono a posto”. Un uomo semplice che ha un sogno, che ha combattuto perchè si realizzasse, uno scozzese che è davvero un po’ Highlander, e un po’ William Wallace. Un uomo che nell’era della globalizzazione e del denaro guarda, non solo al profitto, ma anche alla persona che lavora al suo fianco. E come l’autore di questa pagina, vi tengo segrete alcune delle sue battute spassosissime, con un sorriso furbetto stampato in faccia perchè alla fine mi sento un po’ privilegiata 🙂 per averlo conosciuto e per aver brindato al salto (pure noi) sui tavoli in perfetto stile scozzese. Che dire di più? I suoi prodotti parlano davvero per lui. La prossima volta che berrò un Bruichladdich non potrò fare a meno di vedere le brume scozzesi e di sentire il rumore dell’oceano. Il distillato è per me un’emozione, storia, passione e lotta, territorio, radici, tradizione. E Jim è tutto questo. Besos Gente !

  • 19 ottobre 2011 in 10:43
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    Ottima descrizione della serata, anche se come hai detto tu… è impossibile descriverla con penna e foglio, ma beati coloro che hanno partecipato e goduto in questa magica serata, ed io che organizzo eventi enogastronomici in Italia ed Francia, raramente ho visto trasparire tanta carica passionale e amor proprio verso la propria terra ed i propri prodotti creati come il grande Jim. Volevo però fare 2 piccole precisazioni, il menù è stato suggerito dall’organizzazione e noi non abbiamo fatto altro che scegliere la massima qualità dei prodotti ed eseguirlo a regola d’arte, dunque l’ostrica era volutamente quella espressa tipologia.
    Per quanto riguarda il bicchiere, la Scott Swiesel è tra le più importanti produttrici di vetro e ceramica al mondo per quanto riguarda qualità, stile, ed innovazione, i bicchieri utilizzati sono della linea top ten , sono al tritan un materiale esclusivo e brevettato, sono resistenti e belli da vedere, specifici per i whisky, hanno una base larga con un restringimento verso l’alto, appositamente per favorire il ruotare del prodotto in modo armonico e per enfatizzare la salita dei profumi verso l’olfatto.
    Detto tutto cio, grazie per aver partecipatoa questo evento che ci premia per tutto l’impegno profuso in questi anni per questo magico mondo, con tanta serietà, impegno, cuore e passione.
    Orsi Ottaviano Enoteca & Wine Bar da 8tto

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