Malt Whisky Yearbook 2012

Anno dopo anno sono sempre più convinto che il Malt Whisky Yearbook curato da Ingvar Ronde sia una pubblicazione davvero insostituibile per un appassionato di questo magnifico mondo. Ok, si dirà che un 90% del volume rimane più o meno invariato tutti gli anni, con le schede di tutte le distillerie aperte e chiuse, sia scozzesi che del resto del mondo, ma in ogni caso si ritrovano sempre spunti nuovi e interessanti. E poi, per quanto sia un mondo “tradizionale” e per questo percepito spesso come statico, le novità sia del mercato che dei prodotti non mancano mai. 

Ci ho messo qualche settimana a leggicchiarlo, comunque gli spunti come detto non mancano. Quest’anno ho trovato, ad esempio, nell’articolo di Ian Buxton sulla World Whisky Conference, un bel riferimento alla distilleria Taiwanese Kavalan, di cui si parla un gran ben e su cui penso farò un pezzo a parte.

Interessante articolo di Charles Maclean sulla storia del mercato del whisky dal proibizionismo ai giorni nostri sottolineando proprio come il periodo della messa al bando degli alcolici negli states sia stata un’occasione per i produttori scozzesi di entrare massicciamente nel mercato americano, seppur inizialmente in modo illegale.

Gavin Smith invece ci porta nel mondo dei blended, parlando anche della legislazione cambiata un paio di anni fa che mette al bando alcune definizioni come Pure Malts e Vatted Malt. Uno dei dati interessanti dell’articolo il fatto che viene fissata la data di inizio del blending nel 1853. In questo anno l’agente di Smith’s Glenlivet a Edimburgo, Usher, inizia questa pratica lanciando il suo Ushers Old Vatted Glenlivet Whisky.

Dominic Roskrow analizza come la scena dei master blender si stia rinnovando  con giovani emergenti e le molte donne che stanno o hanno già sostituito alcuni mostri sacri sulla scena da cinquan’anni, Colin Scott, David Stewart, Jim McEwan o Richard Paterson.

Colin Dunn ci parla invece della degustazione emozionale, dove invece di snocciolare aromi e profumi in modo troppo tecnico si lascia spazio alle emozioni. Volendo fare i simpaticoni, anzichè dire che sentite aromi marini potete dire che vi ricorda una passeggiata sul mare occidentale della Scozia al tramonto. Scherzi a parte, anche se non ci sono troppo portato, trovo molte di queste descrizioni sensate e non campate in aria. Basta come sempre non esagerare.

Neil Ridley ci fa fare un giro del mondo in otto dram, alla scoperta di come i whisky vengono degustati e serviti in varie parti del pianeta. Ad esempio se andata al Highball tower di Tokio vi scolpiranno una palla di ghiaccio da immergere nella vostra pinta di whisky e soda. In Cina è molto usato miscelare il whisky con il the verde ghiacciato mentre a Kaunas va molto servito insieme a una birra allo zenzero.

Iorwerth Griffith ci fa fare un viaggio nel whiskey irlandese, che sta pian piani risalendo posizioni e nuovi mercati.

Non mancano poi le schede su come si produce il whisky e le interviste ai professionisti delle distillerie come master distiller e operation manager e la solita puntuale analisi del mercato con i freddi numeri.

Se non vi siete convinti a comprarlo, pazienza, potete sempre trovare la scusa che è in inglese.

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