[Produzione][Disciplinare][1] Cosa è il Teaspooning

A molti di voi la parola Teaspooning, letteralmente più o meno con un termine terribile “cucchiainare” o meglio “mettere un cucchiaino”, non sarà molto familiare se non quando zuccherate il caffé.  Parlando di whisky, la prendiamo un po’ larga.

Di fatto molti di voi sapranno che sul mercato esistono imbottigliamenti ufficiali di Single Malt (OB=Original Bottling) etichettati e impacchettati con il brand della distilleria. Ad essi si affiancano una serie di imbottigliatori indipendenti (IB=Indipendent Bottler)  o selezionatori che mettono sul mercato Single Malt di varie distillerie affiancando il loro nome a quello della distilleria stessa: un esempio Highland Park Silver Seal Bowmore Duncan Taylor. Considerando che il mercato sta tirando a mille e che quindi le distillerie vedono in alcuni ambiti gli IB a come ostacoli e concorrenti, seppur fornendo essi in molti casi direttamente o indirettamente tramite le società di blending denaro fresco e immediato che da ossigeno alle casse, stanno cercando di porre qualche limite e tenere sotto controllo il fenomeno. Teniamo anche presente che se esce sul mercato un whisky pessimo di un imbottigliatore indipendente comunque il buon nome della distilleria viene messo in mezzo e non ne gode certo: è più facile dire “ho bevuto un Macallan che faceva schifo” che non un “ho bevuto un Imbottigliatore X che faceva schifo”. Per limitare il fenomeno molte distillerie hanno escogitato, usufruendo del rigido disciplinare dello Scotch Whisky, il teasponing appunto che cosiste nel mischiare a un barile di single malt una piccolissima quantità (un cucchiaino da te in modo figurato) di un altro single malt (o di grain) rendendolo tecnicamente un blended, anche se organoletticamente rimane praticamente il single malt di prima.

Se ci badate ci sono molte distilleria praticamente introvabili nel mercato degli IB. Il trucchetto è in uso, ad esempio, nella famiglia Grant (Glenfiddich e Balvenie) da tantissimi anni, tant’e’ che gli IB di queste due distillerie sono pochissime (è uscito qualcosa di Cadenhead sopra i 25 anni) ma sta prendendo piede un presso molti altri gruppi, tra cui Edrington (Macallan, Highland Park). Anche dei Glenmorangie indipendenti non penso sia pieno il mercato…

Il risultato di questa cosa sarà probabilmente che gli stock degli IB andranno forse un po’ assottigliandosi (e la qualità anche rischia ovviamente di scadere) però è probabile che gli IB più influenti e qualitativamente alti cercheranno sempre più accordi direttamente con la distilleria per selezionare botti di altro profilo e uscire congiuntamente (marchio sia della distilleria che di IB) sul mercato.

4 pensieri riguardo “[Produzione][Disciplinare][1] Cosa è il Teaspooning

  • 3 marzo 2012 in 19:30
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    Scusa, ci credi se ti dico che non ho capito. A un certo punto mi sono perso, dopo la spiegazione dell’aggiunta di un cucchiaino… Insomma, le distillerie trasformano botti di single malt in blend, ok, e le vendono con un altro nome? E l’IB che vantaggio ne trae (forse il prezzo più basso?), se non può più sfruttare il nome della distilleria che tira le vendite?

  • 5 marzo 2012 in 08:52
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    Ciao Andrea, se non hai capito, vuol dire che era spiegato male…provvedero’ a sistemarlo.
    Gli IB non traggono vantaggio dal teaspooning essendo un modo per le distillerie di proteggere il loro marchio. In questo caso gli IB devono per forza imbottigliare con un marchio diverso indicando, con le nuove normative, che si tratta di blended malt (se e’ stato aggiunto un cucchiaino di single malt). Sicuramente gli IB forse riescono a portare via la botte a un prezzo inferiore ma ne ricavano anche di meno. Tranne se ti chiami Samaroli o altro grande nome che comunque riescono a piazzare prodotti a prezzi interessanti. Spero sia piu’ chiaro, in caso contrario siamo sempre qua

  • 12 marzo 2012 in 10:33
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    Bene, quindi alla fine più o meno avevo capito. COmpro quindi una botte di Laphroaig, però con il teaspooning non mi vendono single malt ma un blend e sulla mia bottiglia non posso mettere il nome Laphroaig, ma uno generico di mia invenzione (o un marchio sugerito dalla distilleria stessa?). Ma sull’etichetta posso comunque scrivere che quel blend è fatto da whiksy distillato da Laphroaig?

  • 13 marzo 2012 in 09:25
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    Da quel che mi risulta la “ricetta” si puo’ scrivere senza problemi. Giusto ieri ho visto che Samaroli in passato coi suoi “vatted” lo faceva.

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