Cena Cardhu al Pont de Ferr

Sono stato invitato gentilmente a partecipare da Diageo a una cena premio per alcuni appassionati e Franco Gasparri, Whisky Brand Ambassador. Il concorso era rivolto a tutti i consumatori che avevano partecipato all’iniziativa “un minuto di Cardhu”, per la quale veniva richiesto online un sample omaggio di Cardhu da convidere con gli amici. A questi appassionati è stato chiesto di invitare almeno due amici ad un tavolo virtuale. Solo dopo che entrambi gli amici accettavano l’invito inscrivendosi al sito Cardhu, i tre acquisivano la possibilità di essere estratti per una delle due Whisky Dinner a base Cardhu. Il primo vincitore è di Milano appunto, il secondo sarà premiato a Napoli entro fine settembre.

La cena si è svolta al Pont de Ferr, dove ero stato circa 10 anni fa e dove avevo mangiato molto bene, cucina tradizionale con qualche rivisitazione, ma il tutto abbastanza classico. Solo riguardando il sito e parlando con Franco Gasparri ho saputo del cambiamento di “stile” del ristorante premiato anche con una stella Michelin nel 2012. Lo chef è Matias Perdomo, che nel calcio definiremo uruguagio, e la sala in mano sempre alla signora Maida.

Questo il menu degustazione (l’anno indica quando è stato proposto il piatto per la prima volta), che per chi deve pagare di tasca propria, costa 70 Euro:

  • 2012 / Il mosaico di ricciola cruda, foie-gras e quadretti di pompelmo ed arance
  • 2012 / Sarde in saor al profumo di basilico con crema di carote e arance
  • 2009 / Gnocchi morbidi di patate alla brace serviti con zucchine grigliate e gamberoni spadellati
  • 2012 / ”La Nostra Pasta e Vongole ” leggermente piccante con granita di salicornia
  • 2012 / Filetto di baccalà con giardiniera di verdure
  • 2006 / Pluma di maiale Iberico al forno, lasciata rosata e servita con crema di burrata e ricci di mare
  • Dessert a scelta

Visto così potrebbe sembrare anche tradizionale, ma quando il piatto arriva davanti ai vostri occhi le cose sono proprio diverse da come me le aspettavo (vedi foto).

Abbiamo “pasteggiato” a Cardhu 12, allungato a piacere con acqua per trovare la giusta “forza”, un malto base semplice e piacevole, senza acuti ma da bere tutti i giorni, e abbiamo concluso col dessert con il Cardhu Special Cask Reserve, che non avevo mai provato e che ho trovato interessante, molto “oleoso”, quasi masticabile, e con le note tipiche di invecchiamenti in sherry. Imbottigliamenti un po’ penalizzati dalla gradazione a 40 gradi che, soprattutto nello special cask, non permette di goderselo appieno aggiungendo acqua.

I piatti tutti molto interessanti e in alcuni casi veramente geniali. Ho trovato qualche difetto nella giardiniera di verdure, che i realtà erano verdure “polverizzate” e non in pezzi, un cui la nota di aceto era troppo eccessiva. E forse l’involucro della pasta alle vongole (il ripieno era ottimo) un po’ troppo “secca”.  Menzione per il pane e i grissini fatti da loro e per la presentazione dei piatti veramente originale, in particolare il dessert a forma di sigaro con tanto di fumo “nel bicchiere”. Abbinamento migliore:  Sarde in saor (ne avrei mangiate “120 palline”, anche come snack da tenere in tasca) col Cardhu 12.

L’ambiente del ristorante è molto caldo e piacevole, penso che per uno stellato la nota dolente (ma io sono fissato) è la sezione distillati;  mi sembra che il bar fosse abbastanza ricco di grappe (da profano non ne so valutare la qualità) ma decisamente povero, per essere buoni, di single malt: si vedeva un Caol Ila 12 e forse dietro nascosto un Lagavulin 16.  

 Concludiamo poi con la parte migliore, la compagnia. I ragazzi al tavolo non erano dei super appassionati ma dei consumatori occasionali ed è stato bello vederli avvicinarsi con passione a questo prodotto seguendo con attenzione le parole di Franco. Come sempre accade quando si abbina cibo e whisky il commento unanime è “non pensavo si potesse pasteggiare a whisky”. Beh si, certo che si può, e una volta che ci si casca dentro in questo mondo non si torna quasi mai indietro. Per quel che riguarda queste iniziative che coinvolgono nuove persone (e soprattutto se mi invitano a cena) non si può far altro che accoglierle con piacere e sperare che anche gli altri attori sul mercato italiano inizino a farle più assiduamente. Se si investe i risultati arrivano.

 

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