[Storia e Geografia][5] Whisky Giapponese

Naval_Ensign_of_Japan_svgVisto che già di recente vi ho parlato di whisky giapponese, magari penserete che abbia cambiato linea editoriale. Niente affatto, considerato che non c’e’ mai stata una linea editoriale, essendo il comitato di redazione molto ristretto (direi minimale) e gestito da un monarca assoluto, tipo re di Tonga.  Dando per scontato che chi legge qui non si sorprenda che in Giappone si producano whisky di alta qualità, andiamo a ripercorrerne un po’ la storia parlando anche delle distillerie, che non sono così numerose come in Scozia, ma che sono sempre più facili da trovare in giro per locali, almeno quelle più famose.

hanyuL’epopea del malto giapponese inizia nel 1923 ma possiamo evidenziare come data importante per il boom, e la definitiva consacrazione, il 2001 quando lo Yoichi 10 vince il premio del Whisky Magazine. Nel 2008 i premi ai World Whisky Awards diventano addirittura due con Yoichi 20 YO tra i Single Malt e del Hibiki 30 YO tra i Blended. E molto più di recente i tanti exploit del Karuizawa, distilleria chiusa nel 2001 e diventata oramai una sorta di Port Ellen giapponese, viste le quotazioni raggiunte.

chichibuQuindi, per sommi capi, la storia si può riassumere in alcuni passi. Il fondatore di Yamazaki, Shinjiro Torri, mandò un bravo giovane , Masetsaka Taketsuru, in Scozia dopo la Grande Guerra per cercare di carpire i segreti del magnifico malto caledone. Dopo circa due anni di lavoro in varie distillerie, Taketsuru mise in pratica le sue conoscenze per aprire Yamazaki (1923) e, successivamente, anche per Yoichi negli anni ’30. Tra il 1970 e gli anni ’80 l’industria ebbe un boom e furono costruite nuove distillerie. Non dimentichiamo anche gli investimenti fatti da Suntory nelle distillerie Scozzesi (Bowmore vi dice qualcosa?), il cui malto finisce anche nel blended giapponesi, ad esempio il Nikka.

japan_yam1995Generalmente le distillerie seguono il modello scozzese con la doppia distillazione e importano anche malto dalla Scozia. Le botti sono sia ex-bourbon che ex-sherry ma si usa anche quercia giapponese (mizunara) che ovviamente ha caratteristiche diverse. Il whisky giapponese attualmente rappresenta circa il 5% della produzione mondiale ma come detto ha avuto un grosso incremento soprattutto in Francia dove la Maison du Whisky sta investendo molti sforzi, e lo avevamo visto anche al Whisky Live degli anni scorsi. Nel 2012 sono state vendute 25.000 casse in Francia e 12.500 nel resto d’Europa. Inoltre la Maison ha fatto 8 propri imbottigliamenti e nel 2013 saranno il doppio. Vedete voi se non è un trend.

 Eccovi un elenco di distillerie, tra parentesi i proprietari:

  • Chichibu (Venture whisky): nuovissima distilleria aperta solo nel 2008 e fondata da Ichiro Akuto, nipote del distiller di Hanyu. Ho assaggiato un tre anni peated veramente buono, promette veramente faville. Chichibu è situata nella provincia di Saitama e produce 80.000 litri/anno-
  • Eigashima (Eigashima Shuzou) conosciuta anche come ‘White Oak’ distillery, produce anche sake e shochu and whisky. Sta nella privincia di Hyogo. Fino al 2007 non vi erano single malt di questa distilleria e pare ci sia la volontà di ampliare la gamma e di investire. Al momento la produzione è di 60.000 litri/anno
  • Fuji-Gotemba (Kirin): una distilleria enorme, tra le più grandi al mondo producendo, incluso grain, 12 milioni di litri/anno. Si trova ai piedi dell’omonimo monte/vulcano da dove prende anche l’acqua dei nevai. Anche quest distilleria si trova in altitudine a circa 650 metri ed è stata costruita nel 1973. Il single malt si chiama Fujisanroku.
  • Hakushu (Suntory): è la distilleria più  “imboscata”, appunto tra le foreste del Giappone nella zona alpina meridionale, e la più alta in attività, essendo circa 700 metri s.l.m. E’ stata aperta nel 1973, ha ben 12 alambicchi e produce 3 milioni di litri/anno.
  • Hanyu (Shutzo): fondata nel 1941 è stata smantellata nel 2000 e di proprietà degli Akuto, ora a Chichibu.
  • Karuizawa (Kirin): piccolissima distilleria fondata nel 1956 e oramai chiusa e diventata di culto. Situata nella città omonima a ovest di Tokio, utilizzava molti sherry cask spagnoli. In passato era uno dei componenti principali del blended Sanraku Ocean e dell’Asama pure malt.
  • Miyagikyo (Nikka):  in origine battezzata col nome Sendai. Il distillato viene molto usato nei blended Nikka. E’ stata aperta nel 1969 in un posto che dicono meraviglioso tra i due fiumi Hirosegawa e Nikkawagawa e tutta circondata da montagne. Produce 5.000.000 di litri anno
  • Shinshu (Hombo): è la distilleria di Nagano riaperta nel 2011 dopo 20 anni. E’ stata una distilleria importante, disegnata da Kiichiro Iwai, uno dei “mandanti” di Masataka Taketsuru. Gli whisky “vecchi” si trovano sotto i marchi “Mars” e “Komagatake”. Produce solo 25.000 litri.
  • Yamazaki (Suntory): come detto la prima costruita attiva dal 1923. Yamazaki è situata alla confluenza dei fiumi Katsura, Kizu e Uji in una zona boscosa e collinare. Produce 3.5 milioni di litri annnui
  • Yoichi (Nikka): la Highland Park del Giappone ma solo perché è la più a nord. Come detto è una “costola” di Yamazaky e fu fondata nel 1934. E’ situata sull’isola più a nord, Hokkaido, in una zona spesso innevata. La distilleria usa ancora alambicchi a  fuoco diretto, oramai praticamente scomparsi in Scozia. Produce 2 milioni di litri all’anno.

7 pensieri riguardo “[Storia e Geografia][5] Whisky Giapponese

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  • 11 febbraio 2014 in 15:02
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    Ciao Davide,
    complimenti per la tua passione che infondi in questo tuo sito, una piccola bibbia italiana del whisky.
    A parte la sviolinata, obbligatoria visto il tuo impegno, volevo semplicemente chiederti quale whisky giapponese affrontare per primo, conta che non li ho mai assaggiati.
    Quello che intendo è un whisky base, nessun cask particolare e costosissimo, qualche bottiglia che si trova nelle enoteche, giusto per farmi un’idea. Per darti un indicazione dei miei gusti sappi che vorrei una casetta per le vacanze ad Islay! 😀

  • 11 febbraio 2014 in 15:54
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    Ciao Tobacco e grazie. Guarda la varietà è ampia, puoi partire da delicati blended nikka (da 30 euri circa), per i secchi e leggermente affumicati Hakushu e poi magari un Yoichi che, se pragonati ai supertorbati di Islay non è molto torbato, ma il fumo c’è e ha note fruttate (cambia poi se è 10, 15 o altro).Io non sono amante dello Yamazaki, ma a molti piace. Se ce la fai ti consiglierei di venire allo Spirit of Scotland dove potrai trovarne diversi. Se dovessi dirti un nome secco ti direi Yoichi, il mio preferito a prezzo accessibile è il 15, ma anche il 10 non è affatto male. Chicibu fa malti molto torbati, ma è ancora poco diffuso e sicuramente costa in proporzione agli anni di maturazione molto di più, ma è ottimo.

  • 13 febbraio 2014 in 17:31
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    Grazie Davide della risposta.
    Provvederò a rifornirmi.
    Per Roma mi piacerebbe parecchio ma non ho ancora la certezza di esserci; spero comunque per il Milano Whisky Festival dato che non ci sono mai stato.
    Senti, ma se mi rifornisco di bottigliette piccole per i sample dici che agli stand me li lasciano prendere? 😀

  • 14 febbraio 2014 in 10:20
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    Si oramai tutti si sono abituati a riempire le sample. Ci sono oramai professionisti della “mungitura”.

  • 14 febbraio 2014 in 10:53
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    Immagino!

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