Pappy Van Winkle: il furto e il mito

Come tutti i miti anche una bottiglia di whisk(e)y può diventare appetibile per i furti. Se poi si tratta non di una bottiglia ma di sessantacinque casse di un raro whiskey, il Pappy Van Winkle, per una cifra di circa 26.000 dollari allora l’affare poteva essere allettante. Il mio rapporto Google alla parola Whisky mi segnala spesso furti nei supermercati, ma stavolta direi che la notizia era più degna di nota. Il bourbon è stato sottratto dalla distilleria Buffalo Trace di Frankfort. Per il caso esiste un sospetto, che però si dichiara estraneo.

Ora è magari da spiegare perché il PVW è un whiskey di culto? Beh per un semplice motivo, è molto raro essendo una piccola produzione ed è molto buono (n.d.r single malt snob: per essere un bourbon). Quindi questo episodio è solo un pretesto per parlarvi proprio di questo prodotto, molto ricercato anche da noi (un fortunato sul forum ne ha trovata una bottiglia a 95 euro).

Ma chi era  Julian P. “Pappy” Van Winkle Sr? Era un vero e proprio artigiano della distillazione la cui frase “Facciamo ottimo bourbon facendo se possibile profitto, al limite perdiamoci, ma deve essere comunque ottimo bourbon” suona proprio fuori tempo in questo mondo guidato dai profitti e dall’assenza di morale nell’economia.

Pappy inizia a lavorare col bourbon nel 1893 come venditore per la W.L. Weller and Sons, con un amico compra la A. Ph. Stitzel Distillery, che produce per Weller. Le due aziende si fondono poi e formano la Stitzel-Weller Distillery nel 1935. La Stitzel-Weller innova inserendo frumento al posto della segale nella propria ricetta e Pappy rimane in azienda fino alla sua morte nel 1965 a 91 anni.

I Van Wikle continuano con il figlio Julian Jr che rimane alla Stitzel-Weller Distillery fino alla vendita nel 1972 e poi ripesca una etichetta precedente al Proibizionismo, la Old Rip Van Winkle, utilizzando vecchi stock della distilleria. Suo figlio, nipote di Pappy, Julian III, prese il suo posto nel 1981 e ha continuato a portare avanti col figlio Preston il brand Van Winkle alla  Buffalo Trace Distillery.

Attualmente quindi Old Rip Van Winkle e Pappy Van Winkle Family Reserve sono prodotte alla Buffalo Trace, parte del gruppo Sazerac, ma esistono ancora in giro prodotti della Stizel-Weller Distillery, che ha chiuso i battenti nel 1992, e una di queste ultime bottiglie è appena stata recensita da Serge Valentin con 89 punti, che per un bourbon è un punteggio stratosferico.

Il range attuale comprende Pappy Van Winkle 23, Pappy Van Winkle 20, Pappy Van Winkle 15, Van Winkle Family Reserve Rye, Van Winkle Special Reserve 12, Old Rip Van Winkle 10. La difficoltà di approvigionamento sta nel fatto che viene immesso sul mercato solo una volta l’anno, in quantità limitate, circa 80.000 bottiglie, con una allocazione abbastanza rigida sulla mappa USA e pochissime bottiglie in Europa, per di più sulla via di Londra. Questi numeri possono sembrare grandi per le tirature dei single malt a edizione limitata, che spesso non superano la 10/12.000 (il Laphroaig Cardeas o Ardbog fanno più di 20.000) ma pensate al mercato americano, che ha consumi decisamente superiori ai nostri ed è primo mercato mondiale per whisky scozzese, irlandese e canadese. Per darvi una idea la produzione di Jim Beam è circa 1.000 volte superiore. Per quel che mi riguarda confermo la bontà del prodotto, per essere un bourbon.

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