[Produzione][Distillazione] Il Lomond still

Questo post era parcheggiato da diversi mesi in attesa di essere completato. Poi si fa una degustazione dove si parla di Scapa ed ecco il miracolo…

Il primo Lomond costruito, ora a Bruichladdich
Il primo Lomond costruito, ora a Bruichladdich

Sicuramente molti di voi sono familiari con i column still (alambicchi a colonna per la distillazione continua, conosciuti anche come Coffrey o Patent) e i pot still (alambicchi per la distillazione tradizionale discontinua) ma sicuramente solo un sottoinsieme ha sentito parlare dei Lomond still. Si tratta di una invenzione relativamente recente, perfezionata nel 1955 da Alistair Cunningham con l’aiuto di Arthur Warren alla Hiram Walker e usato in sostituzione (o in accoppiata) ai pot still tradizionali. Per darvi una immagine letteraria  Tom Morton nel suo libro Spirit of Adventure lo definisce “an oversized, upside-down dustbin made of copper” (“un enorme bidone della spazzatura capovolto fatto di rame”). Il Lomond è di fatto un ibrido, mantiene la distillazione discontinua ma ha alcuni elementi tipici dell’alambicco a colonna e cioé delle piastre perforate per il controllo del reflusso del vapore che permettono al distillatore una maggiore libertà d’azione, andando a modificare di fatto la forma e la sezione del “collo” dell’alambicco. Il nome deriva dal fatto che sono furono introdotti nella distilleria di Inverleven (conosciuta anche come Dumbarton essendo parte del complesso della distilleria) a Loch Lomond (da non confondere con la distilleria omonima ancora in attività) essendo la più vicina ai laboratori di analisi della Hiram Walker e successivamente portati ad altre distillerie del gruppo come Glenburgie, Miltonduff e Scapa.  Il primo Lomond, installato a Inverleven, aveva una capacità di 11,600 litri, era usato come spirit still ed era riscaldato a vapore per controllarne meglio le temperature.  Lo stesso alambicco originale è stato recuperato nel 2010 da Bruichladdich, originariamente nell’ambito del progetto di ricostruzione di Port Charlotte, dopo la cancellazione del progetto è stato battezzato col nome di Ugly Betty, posizionato nella still room e usato per la produzione del Gin Botanist.

Lomond Still a Scapa (foto Whisky Story)
Lomond Still a Scapa (foto Whisky Story)

Entrando maggiormente nella meccanica dell’alambicco il collo, molto ampio, contiene tre piastre di rettifica (chiamati anche baffles) che possono aumentare o diminuire l’effetto del reflusso dei vapori. In pratica la loro apertura o chiusura determina un riflusso dei vapori minore o maggiore. Ricordiamo che un maggiore riflusso dei vapori permette di avere un distillato più leggero in quanto, di fatto, solo i vapori più leggeri vanno poi in condensazione, mentre gli altri ricadono “in pentola” per essere ridistillati. 
In aggiunta si ha una parte del collo che si può rimuovere in modo da allungarne o accorciarne la lungezza ma anche l’angolazione. Anche in questo caso un collo lungo e con una sezione stretta (es. Glenmorangie) produce uno spirito più leggero rispetto a uno largo e corto (es. Ardbeg o il wash still a “cipollone” con il collo tagliato di Pulteney).

La necessità di una innovazione nel campo della distillazione derivava dalla crescente domanda di whisky dopo qualche anno dal disastro della secondo conflitto mondiale. In particolare alla Hiram Walker, che al tempo possedeva 6 distillerie di malto, avevano la necessità di alimentare i 42 malti di Ballantine’s con malti di diversa “impronta” anche se prodotti dalla stessa distilleria. Venne quindi l’idea di variare la geometria degli alambicchi e cambiare i “tagli” del distillato e il promotore dell’iniziativa fu Tom Scott, al tempo Managing Director del gruppo canadese.

Nel 1958 due Lomond Still furono installati a Glenburgie (uno dei malti impronta di Ballantine’s) e vi rimasero fino al 1981. Al contrario di Lomond/Inverleven entrambe le distillazioni avvenivano quindi con questi alambicchi. Il single malt ricavato dagli alambicchi Lomond a Glenburgie fu imbottigliato col nome di Glencraig (dal nome di Willie Craig, il Production Manager) che forse qualcuno di voi avrà visto in giro ma che io personalmente non ho mai provato, pur essendo un amante di Glenburgie.

Nel 1959 viene installato come Wash Still un Lomond a Scapa, proprio per rendere il malto più utilizzabile per il blending.

Nel 1964 tocca alla seconda distilleria impronta di Ballantine’s, Miltonduff, anche in questo caso esiste una coppia di alambicchi wash+spirit e anche in questo caso gira un single malt, il Mosstowie. Anche in questo caso gli alambicchi vengono poi rimossi nel 1981. Alcune sperimentazioni aggiuntive furono fatte a Miltonduff, irradiando di acqua l’esterno dell’alambicco in modo da aumentare il reflusso, dovuto al calo di temperature

Alambicchi di Loch Lomond (foto da bikeshillsandstill)
Alambicchi di Loch Lomond (foto da bikeshillsandstill)

Gin Botanist a parte, resiste solo un alambicco Lomond presso Scapa usato come Wash Still (prima distillazione) a cui sono rimosse le piastre di rettifica. Alla distilleria di Loch Lomond esistono 4 alambicchi che usano un principio simile con delle rettifiche mobili chiamate rectifying heads, parenti stretti dei Lomond (da qualche parte vengono definiti tali), e che permettono di produrre sei tipi di malto differenti, di cui onestamente non se ne sente la necessità, concedetemelo anche se esula dal discorso tecnico.

A questo punto forse è da chiedersi perché il Lomond sia stato dismesso e non abbia avuto successo. Una ragione che ho ritrovato su diverse fonti è il fatto che richieda molta manodopera per operare e soprattutto per essere pulito, in particolare sui piatti di rettifica dei vapori si accumulavano impurità molto difficili da rimuovere. Altro motivo è che i blender pare preferissero il malto tradizionale prodotto col vecchio metodo, forse per suggestione.

Ne aggiungo un paio io: il tramonto di questi alambicchi avviene agli inizi degli anni ’80 e coincide anche con l’inizio della grande crisi dell’industria che porta a moltissime chiusure da li a pochi anni. Ultima, ma ovviamente formulata ora, post-mortem, il fatto che con le mega distillerie tipo Roseisle questa necessità di cambiare “assetto” di fatto avviene installando molti alambicchi di forma diversa e potendo lavorare in modo molto “creativo” sfruttando anche ovviamente i progressi tecnologici e qualche decina di milioni di sterline.

Per quanto “ugly” all’aspetto, si trattava di una soluzione brillante e tutto sommato “artigianale” a una esigenza nata dopo un periodo terribile come la seconda guerra mondiale e quindi fortunatamente qualche testimonianza rimane, per di più funzionante. Se vi capita di vederlo dal vero potete sempre dire che è brutto ma simpatico.

5 pensieri riguardo “[Produzione][Distillazione] Il Lomond still

  • 2 dicembre 2013 in 17:15
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    Quando scoprirò che mi state prendendo in giro sarà forse troppo tardi cari Facili

  • 2 dicembre 2013 in 21:58
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    potremo prenderti in giro su tante cose, ma non sulla tua competenza! ti chiamiamo “maestro” (e tralasciamo “venerato” per economia verbale) perché abbiamo bene in mente la citazione di Arbasino che spesso rilanci… 😉

  • 3 dicembre 2013 in 10:37
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    la vostra posizione si aggrava

  • 3 dicembre 2013 in 15:29
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    Non conosco le motivazioni alla base della rimozione/dismissione dei Lomond Still, ma spero che conservino a lungo Ugly Betty e che facciano tanto Botanist…

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