Whisky d’Italia

whiskyitaliaNella lunghissima storia del whisky in Italia, che non ci scordiamo mai di ripetere è stato un paese di riferimento e di pionieri, non potevano mancare anche whisky italiani. Non abbiamo dubbi che la prima distilleria di malto “alla scozzese” è stata la Puni, aperta solo un paio di anni fa, ma già dagli anni ’30 alcune distillerie italiane si cimentarono nell’imbottigliare whisky, con le dovute differenze che cercherò di sviscerare. Un bel libro chiamato “Whisky d’Italia“, curato da Valerio Bigano, nato da una idea di Valentino Zagatti e  poi portato avanti con la collaborazione di tanti collezionisti tra cui la Famiglia Casari, Salvi, Begnoni, i Davì, Zappalorti e commisionato dalla Madison Mark di Torino, ci illustra questo whiskyitalia1whiskyitalia6fenomeno. Diciamo che più che più che di un libro si tratta di un catalogo con una breve introduzione e poi una bella rassegna fotografica che comprende bottiglie anche piuttosto curiose. Quindi non aspettatevi che persegua un mero fine divulgativo, si tratta più di un percorso della memoria e anche, perché no, di costume, perché dalla forma delle bottiglie e dalle etichette possiamo anche dedurre i gusti dell’epoca. Si crede di poterlo leggere in poco tempo ma poi ci si perde tra le etichette e le bottiglie curiose trovando anche spunti interessanti per chi non è collezionista come me. La veste grafica è curata e il formato “landscape” è molto azzeccato soprattutto quando ci sono lunghe serie dello stesso marchio per notarne l’evoluzione.

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Idea per urna cineraria?
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Stanislao o Strathisla?

Del lungo elenco di distillerie (95) molte non esistono più o sono state inglobate in altri gruppi, ma citiamo tra quelle note o ancora in attività Buton, Stock, Candolini, Cucchi, Fabbri, Strega, Sarti e Pilla. Credo sia interessante notare, ma anche se è scontato, come molte fossero nell’area bolognese e già note per la produzione del brandy italiano (in alcune etichette infatti anche l’uso della parola “stravecchio”).

Detto che una volta le normative erano molto meno stringenti e si potevano fare molte più cose senza dichiararle in etichetta, che le bottiglie vengono da epoche molto diverse, credo, e sarei contento di potermi confrontare con chi è più esperto in materia, che tra i whisky italiani possiamo avere due categorie:
1) whisky interamente distillati in Italia
2) Whisky assemblaggio di malti o grain scozzesi (quello che l’industria chiama “bulk”) e da alcool puro prodotto in Italia oppure di whisky scozzesi “blendati” e diluiti in Italia da stabilimenti Italiani.

La classificazione nella seconda categoria mi viene guardando alcune etichette che riportano diciture del tipo:

  • “Liquore italiano composto da distillato originale di cereali e soluzione idroalcolica”.
  • “Prodotto da scelti whiskies scozzesi con l’aggiunta di purissimo alcool [..]”
  • “[..]blend of scotch malts imported directly from Scotland combined with mellow neutral spirits of highest quality”.
  • Mentre la più esplicita è la Stock per il Park e indica “[..]costituito da una selezione dei più fini whisky distillati in Scozia e da una aggiunta di alcool nazionale purissimo”, anche se non in tutte le bottiglie mette l’aggettivo “nazionale”.

In altri invece si menziona solo “prodotto e imbottigliato” quindi verrebbe da pensare sia un distillato interamente italiano, in realtà è probabilmente solo un prodotto che vine “finito” in uno stabilimento italiano. Ad esempio in alcune bottiglie la Buton indica “product of Scotland” e con un bollino di importazione ma l’etichetta recita “prodotto e imbottigliato nello stabilimento di Bologna”. Nulla di strano, pensate, ed è molto più grave, a quanto “Made in Italy” viene fatto in Asia e poi solo assemblato ed etichettato qui da noi. In altri casi probabilmente il blending di vari distillati scozzesi veniva fatto direttamente in Italia, come ad esempio in un Great Queen si recita “produced in Italy from original whisky blend distillate. This  whisky is obtained from the well-balanced blend of some of tehe most renowned scotch distillates[..]”.

whiskyitalia2Nella categoria 1 probabilmente ricadono solo quelli che indicano “distillato dalla …”.

In alcuni casi troviamo la parola “scotch whisky”, ad esempio una bottiglia di Old Armour indica che si tratta di whisky della Burn Stewart quindi è una sorta di “selezione” fatta dalla distilleria Barbieri.
Ora un elenco di chicche in etichetta, chissà, nel caso degli strafalcioni, se siano voluti o meno:

  • Schotch
  • Wishky
  • Wiscky
  • Witesky
  • Wihsky
  • Whischy Medicinal
  • Liquore di tipo Scozzese
  • Special Light Whisky (ndr è un distillato bianco)
  • Special Whisky Italiano – Stimolante, infallibile, ricostituente, stomatico, potente
  • Distillato e miscelato su famosa ricetta inglese
  • Ottenuto dalla distillazione di cereali fermentati con l’aggiunta di malto
  • Fine Old Recommended

whiskyitalia8whiskyitalia7whiskyitalia4whiskyitalia0Tra le altre curiosità simpatiche la distilleria Vlahov col “Black Horse”, penso che se ci provassero ora arriverebbero uno stuolo di avvocati piuttosto agguerriti dopo 5 minuti.

Tenendo fermo il concetto che si tratta di un catalogo e non di un libro divulgativo, se dovessi dire un aspetto su cui interverrei in una possibile seconda edizione è quello di cercare di scrivere due righe, ove possibile, sulle distillerie e magari provare a datare la bottiglia. Ma il mondo del whisky in Italia sicuramente ha ancora molto da dire e bisogna interrogare i personaggi che l’hanno reso grande. Il libro è ordinabile contattando la Madison Mark.

Valerio Bigano
Whisky D’Italia
Edizioni Tipografia Gianotti
ISBN 978-8890405310

7 pensieri riguardo “Whisky d’Italia

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