Puni, il bimbo cresce bene

Esterno distilleria (foto Claudio Riva)
Esterno distilleria (foto Claudio Riva)

Quei pochi che mi seguono con una certa assiduità sanno che molto di rado, direi quasi mai, mi occupo di recensire dei prodotti. Capita a volte di fare delle eccezioni, quando soprattutto alcune persone ripongono nelle tue mani direttamente il frutto del loro lavoro chiedendoti un parere. Siccome, tra l’altro, è passato più di un anno dalla visita a Puni e nel frattempo la famiglia Ebensperger ha fatto passi in avanti, vediamo come sta evolvendo il prodotto. Diciamo che da un punto di vista commerciale e di marketing già ci sono state delle evoluzioni evidenti: il prodotto non è più definito Single Malt, denominazione che aveva fatto storcere il naso a qualcuno per l’utilizzo non solo di orzo maltato ma anche di segale e frumento, quindi tre tipi di malto, che ora hanno portato appunto alla denominazione di Triple Malt. Ma le novità stanno anche nei prodotti; il nome del new make ora non è più white ma Pure, mentre il Red, maturato in botti ex-Marsala, ora si chiama Alba. Oltre ai nomi è cambiata anche la loro gradazione, che è stata portata al 43% e il prodotto ne ha tratto grosso vantaggio. Nel frattempo le bottiglie hanno varcato i confini e stanno vendendo bene, ad esempio, in Francia, dove alla Maison du Whisky fanno bella mostra e pare raccolgano un certo apprezzamento dall’esigente consumatore francese.Ma torniamo alla famosa recensione, si tratta di due campioni presi direttamente dalla botte, un bourbon cask maturato 14 mesi e un ex-ardbeg cask da 50 litri maturato 7 mesi. Dalle fotografie noterete si tratta di campioni prelevati ad Ottobre e che poi mi sono stati consegnati durante il Milano Whisky Festival: l’attesa è dovuta sia alla pigrizia ma soprattutto alla volontà di aprire con questo post l’argomento Spirit of Scotland, dove la Puni sarà presente.

puni2Partiamo col 14 mesi in botte di Bourbon. Il colore è giallo paglierino. Al naso la componente alcolica è importante, ma non fastidiosa, non è indicata ma siamo certamente ben oltre i 60 gradi. Si percepisce subito l’aroma impronta che secondo me ha questa distilleria: la pera. Escono poi note di amaretto, malto, mandorla e quella nota di acetaldeide e new make. Ossigenandosi diventa ancora più fresco, escono note di frutta gialla e una speziatura di macis/noce moscata. In bocca richiama gli stessi aromi, risalta la freschezza e la nota di mandorla, vaniglia e amaretto. Finale medio con un tocco di liquirizia. Aggiungendo acqua aumenta la pungenza e la nota balsamica. Oltre a una decisa pepatura in gola. Il bicchiere vuoto rilascia note “classiche” di frutta bianca. Nonostante la giovane età, che certamente si percepisce, il distillato è già complesso e soprattutto, nonostante la componente alcolica, molto piacevole e per niente spigoloso. La maturazione nasconde sempre insidie e misteri, ma questo conferma le piacevoli impressioni che avevo avuto con un precedente assaggio di 11 mesi.

Puni1Il secondo campione conteneva un distillato maturato per 7 mesi in una botte da 50 litri che aveva contenuto Ardbeg. Sono botti che la Puni ha messo in vendita per degli imbottigliamenti privati e pare stiano avendo un ottimo successo. Il colore è giallo paglierino molto chiaro. Al naso si ha la sensazione che Islay sia atterrata in Val Venosta. Si perpepiscono subito note marine che svaniscono, fumo e freschezza e l’impronta di frutta bianca sottostante che esce con ossigenazione. In bocca si sente già l’apporto che la piccola botte dà al distillato, leggera astringenza, la nota di fumo è lieve sostenuta dalla dolcezza della vaniglia. Finale con fumo da posacenere che viene scansato dal carattere della frutta bianca, la pera e la mela disidratata e la vaniglia. Aggiungendo acqua aumenta la percezione di quel filo di fumo e la nota erbacea e di acetaldeide di new make più marcata. Molto delicato e un finale asciutto e secco. A bicchiere vuoto rimane una nota di fumo e di vaniglia. Anche in questo caso, avendo un distillato ancora più giovane e molto alcolico, la bevebilità è incredibilmente buona. Mi è capitato di bere scozzesi con questa maturazione molto più spigolosi e sgarbati.

Volendo tirare le conclusioni, facendo interpolazione su pochissimi punti, cercando di carpire quale potrebbe essere il carattere di questo distillato, credo che la sua perfetta interpretazione sia quella di utilizzare botti ex-bourbon e, vista la morbidezza del distillato, magari dei refill e non dei first fill. La nota di pera mi ricorda certi imbottigliamenti di Pulteney, ma con la leggerezza degli alambicchi alti e stretti in stile Glemnorangie.

Ma mi sto spingendo oltre quelle che sono le mie competenze, quello che so fare meglio è aspettare, svitare i tappi delle bottiglie, versare e poi godermi la fatica degli altri.

 

6 pensieri riguardo “Puni, il bimbo cresce bene

  • 19 febbraio 2014 in 09:31
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    Islay in Val Venosta…
    Lo sai, sto facendo maturare della birra in una quarter cask ex-Laphroaig e di torbato esce davvero poco, mah! L’influenza del legno (molto attivo) della botte porta alle note dolciastre che richiamano il whisky ma nessuna (o poca per il momento) influenza arriva dallo spirito che era contenuto in precedenza.
    Ora o lo spirito al 60-70% di alcool ha una capacità estrattiva diversa rispetto ad una birra al 8-10%, oppure qualcosa mi sfugge.
    Assaggeremo…

  • 19 febbraio 2014 in 09:38
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    Qua si sente e svanisce quasi subito, rimane appena nel bicchiere vuoto. Non trascurare anche che un new make è quasi neutro come sapore/odore rispetto a una birra (immagino sarà una roba tipo imperial stout). Ha comunque estratto più tannini che non aromi.

  • 19 febbraio 2014 in 10:30
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    E’ proprio come dici tu Claudio. La capacità estrattiva di un 70° gradi non é dieci volte superiore a una birra di 7% ma ben oltre.
    Poi, ovviamente, bisogna vedere cosa si è estrae dal legno e quanti polifenoli sono trasmigrati dal liquido alle doghe. I primi a essere estratti somo i tannini. Per la birra, inoltre, bisogna avere pazienza, almeno sei mesi ma se è più di un anno è anche meglio. Comunque ce la farai assaggiare questa wood peat aged ?

  • 19 febbraio 2014 in 10:51
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    Si poi ulteriore punto, c’e’ chi stima che “il precedente contenuto” dia un apporto comunque molto minoritario, colore a parte, rispetto al tipo di legno e al tipo di trattamento (livello carbonizazzione/tostatura). L’analisi organolettica conferma tra l’altro quello che diceva Pino a riguardo dei tannini.

  • 24 febbraio 2014 in 22:35
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    Non la ho ancora assaggiata io, altrimenti si arriva all’anno che tu citi e la botte è vuota 🙂 magari al MWF, vedremo

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