The Diageo Ultimate Tasting

ultimate2 ultimate3Lunedì 7 Aprile, presso il Mulligan’s Pub, ho avuto il grande onore, ma soprattutto piacere psicofisico, di partecipare a quello che i “ragazzi” terribili del Milano Whisky Festival hanno titolato The Ultimate Tasting. Fatti gli opportuni scongiuri che di questi ultimate ne possano arrivare un altro centinaio, possiamo certamente dire che si è trattato di un evento eccezionale sia per gli imbottigliamenti che per il prezzo di accesso, molto inferiore a quello che si paga un sample del solo Lagavulin. Dato onore al MWF e alla Diageo, col traino dell’infaticabile Franco Gasparri, che non poteva che essere il relatore della serata, passiamo al lato più edonistico.  ultimate1Ovviamente una degustazione del genere non poteva che attirare un pubblico esperto di appassionati, collezionisti, amanti folli di questo nettare, tra cui personaggi che hanno fatto e stanno facendo la storia del whisky in Italia e non solo. Parlo, giusto per fare alcuni nomi non me ne vogliano gli esclusi, di Giorgio D’Ambrosio (che ha portato anche due “cimeli” legati a Malt Mill), Giuseppe Begnoni e Massimo Righi. Ma ovviamente i veri protagonisti erano gli imbottigliamenti di casa Diageo, con i due “top player” Lagavulin e Port Ellen e altri prodotti che possiamo definire di contorno solo perché ci siamo abituati forse troppo bene.

Ecco i magnifici cinque in rigoroso ordine di degustazione:

  1. OBAN DISTILLERS EDITION, Distilled 1998 Bottled 2013, 43%
  2. TALISKER DISTILLERS EDITION, Distilled 200 Bottled 2013, 45.8%
  3. ROSEBANK 21 y.o. Distilled 1990 Bottled 2011 53.8%
  4. LAGAVULIN 37 y.o. Distilled 1976 Bottled 2013 51%
  5. PORT ELLEN 13th Release 34 y.o Distilled 1978 Bottled 2013 55%

Ecco alcune note su questi prodotti, certo non sono delle vere e proprie note degustative, sono più che altro delle suggestioni olfattive/gustative:

  • Oban (trovate qui le note degustative di Whisky Facile): miele, frutta gialla sia fresca che disidratata, mandorla e note di legno grezzo. In bocca esce la nota sapida come da tradizione della distilleria. Finale piacevole. Un ottimo daily dram, nonostante non sia mai stato un fanatico dei Distillers Edition.
  • Talisker: Molto pepato, cremoso e dolce in bocca, la nota salata è nascosta ed esce solo nel finale. Come per il precedente, i DE non mi hai mai fatto innamorare soprattutto su questa distilleria, ma anche in questo caso un buon prodotto che comunque ritengo inferiore a Oban
  • Rosebank: molto floreale, cocco, mandorla dolce con una leggera speziatura che aggiungendo acqua si accentua assieme alla vaniglie. Un prodotto che conferma l’eleganza della distilleria, con aromi in continua evoluzione ma sempre in equilibrio tra di loro. Se ve lo potete permettere come daily dram potremmo diventare amici molto presto.
  • Lagavulin: appena versato era molto chiuso e forse nemmeno piacevole al naso (qualcuno ha azzardato un “profumo di obitorio”). Poi ha rilasciato profumi e aromi per almeno 2 ore cambiando continuamente nel bicchiere e raccontando tutta la storia della distilleria e di Islay; tant’é che a volte addirittura si è camuffato da Bowmore con note di alga e iodio. Poi cacao, legno, camino, pelle, tabacco solo per dirne alcuni tra le decine che ti suggeriva.
  • Port Ellen: al primo impatto viene da dire che è molto più torbato delle altre Special Releases che mi era capitato di provare. E molto meno agrumato con quelle note di limone più nascoste e che escono solo in un secondo momento. Qui abbiamo tanta noce moscata, affumicatura generosa, finale lunghissimo. Forse un unico difetto, lasciato aerare nel bicchiere dopo qualche decina di minuti diventava un po’ monocorde sulla torba/posacenere.

Cinque prodotti che hanno lasciato ampio spazio al dibattito ma soprattutto al piacere. Ovviamente la cosa bella di questi incontri, oltre a questi prodotti che sarebbe impossibile degustare in altri ambiti, se non a cifre molto diverse, è che mette insieme tanti amici e tante storie, continuate ancora per alcune ore dopo la fine ufficiale della degustazione nell’accogliente sala seminterrata del Mulligan’s, con le pareti fatte di tante storie liquide.

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