I finti rating ci sono anche nel whisky?

ratingContinuiamo la vena da polemisti, anche da sobri, con un pezzo a quattro mani con Pino Perrone. Penso che i nostri numerosi esegeti possano individuare i rispettivi stili.

Il fine giustifica ogni mezzo ?

Ovvero come da un ottimo sito potrebbero prendere spunto pessimi propositi
Stavo scrivendo su tutt’altro argomento, quando una notizia giuntami, ha catturato tutta la mia attenzione, deviando la penna su ciò che andremo a narrare. Ho usato e continuerò a fare il plurale, giacché l’articolo è frutto di una crasi d’intenti con l’amico Davide Terziotti.
Prendendo spunto dallo scritto di qualche tempo fa sul rating, che tanto ha fatto parlare di se, abbiamo pensato si potesse aggiungere un secondo capitolo all’argomento. Ma mentre in quell’occasione la critica era quasi filosofica, sul metodo e, di fatto, apriva una discussione interessante sui vari punti di vista, tutti meritevoli di rispetto per quanto alcuni non condivisibili, in questo caso ci spostiamo nel campo etico e deontologico. Esistono vari siti in cui è possibile per i consumatori esprimere dei giudizi, anche numerici, su le più svariate cose, compreso il nostro amato liquido.
Orbene, il venti di maggio di quest’anno l’Antitrust ha avviato un procedimento per pratica commerciale scorretta nei confronti di Tripadvisor per verificare se la società adotti misure idonee a prevenire e limitare il rischio di pubblicazione di false recensioni, sia sotto il profilo informativo sia riguardo alle procedure di registrazione. Cosa c’entri tutto questo con il nostro amato distillato, di seguito sarà svelato.
Qualora provassimo a cercare un equivalente a Tripadvisor nel nostro magico mondo whiskofilo, il sito whiskybase.com è certamente il più idoneo. Si tratta di un database olandese con la più grande community di appassionati e collezionisti del mondo. Nell’istante in cui scriviamo, sono recensiti 55.434 prodotti provenienti da tutto il globo, con 19888 membri e oltre 288.000 rating. Pur non facendone parte, riteniamo che whiskybase.com sia un utilissimo strumento che ogni appassionato debba consultare quotidianamente, come del resto facciano noi da moltissimo tempo. Chi ancora non lo conoscesse deve assolutamente inserirlo fra i propri preferiti. La consideriamo una sorta di Bibbia del sapere nozionistico, a volte indispensabile per uscire dal ginepraio degli eccessivi imbottigliamenti che si trovano in commercio. Senza un sito del genere come avremmo fatto a conoscere tutte quelle folli sortite della Bruichladdich? A prima vista, pertanto, un sito inappuntabile. Grattando la superficie, però, qualche perplessità ci sorge, che comunque nulla toglie all’indispensabile valore aggiunto che ha creato con la sua esistenza. In sostanza, meglio averlo così com’è che non averlo del tutto. Ci sarebbe, innanzitutto, da compiere un pochino di pulizia fra i doppioni recensiti, che vi assicuriamo, ve ne sono. Ma questo non è grave. Un discorso un pochino più rilevante è come sono gestiti i dati di prezzo e di rating.
Per quel che concerne il prezzo, non è eseguita una media di quelli indicati dai vari shop on-line, ma è indicato il valore più basso. Questo tipo di scelta comporta che se siamo di fronte a un whisky introvabile ed è in vendita da un solo esercente, il prezzo è da questi determinato a suo piacere. Cosicché se io sono l’unico, non a possedere una determinata bottiglia, ma a venderla, posso decidere, anche per puro capriccio, il valore (ma anche il disvalore, volendo) della stessa. Invece se si tratta di un prodotto più popolare e di facile reperibilità, potrebbe tentare qualche furbetto che gioca al ribasso, di immettere un prezzo smisuratamente inferiore, salvo poi una mancata disponibilità dello stesso. Un sistema che in commercio, purtroppo, si applica. C’è, infine, il problema dei vecchi inserimenti di prodotti che nel frattempo sono stati venduti e adesso non hanno un venditore, lasciati soli soletti con il prezzo dell’epoca, oramai superato. Ci sembra, pertanto, un’applicazione migliorabile, sebbene sia sufficiente un attimo di attenzione per non cadere nella trappola.
La cosa più importante, secondo noi, è un’altra. La media, invece, è applicata nei giudizi dei cosiddetti rater. A questo punto sorge un problema etico. Molto tempo fa, in un attimo di una propria debolezza, uno di noi due, verificò la media punteggio ottenuta dai whisky che possedeva. Su uno di Samaroli che non riveliamo, lesse 95,70 centesimi. Caspita, si disse, deve essere un prodotto eccellente, giacché non l’aveva mai assaggiato. A un’analisi più attenta, tuttavia, notò che il giudizio era stato formulato da una sola persona. Sono passati anni ed è rimasto tale, evidentemente si tratta di una bottiglia piuttosto introvabile. C’è da interrogarsi se ci si può basare sul giudizio di un singolo su un sito che giustamente si vanta d’avere una folta comunità. Naturalmente tutto si svolge alla luce del sole e non c’è alcuna intenzione da parte del portale di nascondere quanti pareri è composta la media. Non sarebbe più saggio porre un minimo di raters per ottenerla, come si fa, ad esempio, sul più grande sito di rating sulla birra, Ratebeer?
Ma fin qua di etico e deontologico c’è ben poco, è solo un discorso da perfezionista o da rompiscatole, decidete voi.
Facciamo finta che ci siano persone che utilizzino questo sistema per scopi puramente personali e commerciali, recensendo propri prodotti, anche con falsi account e, ancora peggio, inserendo recensioni negative su altri senza magari averli neppure assaggiati. Siamo stati prudenti e abbiamo usato il condizionale, sebbene non ne avessimo bisogno. Inoltre, come possiamo essere certi che tali degustatori esistano sul serio e che abbiano effettivamente assaggiato quel prodotto? Abbiamo notato che molti degustatori, soprattutto stranieri, sul loro profilo hanno messo una propria foto. Sarebbe giusto, riteniamo, che tutti lo facciano. Non risolve il problema perché una foto finta si rimedia sempre, ma potrebbe essere un deterrente per i furbetti. Probabilmente i gestori olandesi hanno all’inizio confidato sulla serietà dei propri connazionali, oramai, però, il sito è talmente diffuso da coinvolgere degustatori di tutto il mondo. E l’idiozia è contagiosa, si sa. Stupisce poi che suddette persone, semmai esistano s’intende, siano originalmente mosse da una grande passione per il nostro amato distillato. Bah!
Pertanto, invitiamo i gestori del sito, qualora avessero dubbi che qualcosa del genere possa essere accaduto, a fare maggiore attenzione ai propri membri recensori e a iniziare a trovare delle soluzioni differenti, per evitare in futuro accada qualcosa di simile a Tripadvisor e che l’intero sistema perda di attendibilità.

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