Tanto Bourbon e poche botti: ci mancava anche questa

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Dal sito Indipendent Stave Co

Nell’ultimo viaggio in Scozia, chiaccherando con Francis di Daftmill, è emersa la problematica di avere bourbon barrel first fill, non solo a prezzi sostenibili, ma anche di semplice approvigionamento. Leggendo in alcune notizie di questi giorni, rilanciate principalmente dal Wall Street Journal, il problema sembra ancora più strutturale e sicuramente può avere impatti su tutto il ciclo di vita dei bourbon barrel, che si conclude spesso in Scozia. Cerco di fare ordine. Dal 2010 al 2013 la produzione di bourbon è praticamente raddoppiata (triplicata dal 1999). Nel 2013 si sono riempiti 1.2 milioni di barili, 200.000 in più dell’anno precedente. Come sapete il disciplinare richiede che vengano usate botte di quercia nuove (e anche per il cugino del Tennessee). Quindi qual è il problema, se si produce più bourbon ci dovrebbero essere più botti in giro da usare per lo Scotch Whisky. La cosa non è così semplice, per due motivi. Il primo, il principale, è che una quercia non cresce veloce come il fagiolo magico di Giacomino. Per coltivare le foreste in modo sostenibile servono anni di pianificazione ma in questo caso un altro fattore ha fatto la parte del diavolo. La congiuntura ha fatto in modo che l’industria del legname invece segnasse il passo; nel 2009 c’è stato un crollo di produzione, anche se la situazione sta lentamente tornando ai livelli pre-crisi ha introdotto un ulteriore problema: molte aziende, causa crisi, hanno chiuso i battenti e molte foreste della famosa quercus alba sarebbero pronte per essere tagliate ma, indovinate, mancano le aziende e, di conseguenza, i boscaioli per farlo. Come in una grande reazione a catena l’industria delle botti ha cambiato geografia: considerato che molte foreste non sono più a portata di mano e per evitare di movimentare migliaia di camion dalle foreste ai siti produttivi, si sono costruiti nuovi Big logs on logging truck.stabilimenti adiacenti ai fornitori di legno. Un esempio? La Independent Stave, uno dei più grandi produttori indipendenti di barili, fornitore, tra gli altri, di Jim Beam, ha dovuto diversificare l’acquisto di legname. In precedenza l’azienda comprava vicino al proprio quartier generale in Missouri, ma a causa della carenza di fornitura ha dovuto spostare gli acquisti in Kentucky, Ohio, West Virginia e Pennsylvania. Per abbattere i costi di trasporto ha investito ben dieci milioni di dollari per un nuovo sito produttivo a Morehead, in Kentucky. I fornitori di barrel hanno ordini arretrati di tre anni e stanno cercando faticosamente di recuperare. Tuttavia a farne le spese sono soprattutto i nuovi attori sul mercato in quanto i fornitori tendono a favorire ovviamente i clienti storici. I craft distillers hanno addirittura ingaggiato dei consulenti per trovare delle botti. David Pickerell, ex master distiller a Maker’s Mark, dice che ha cominciato a fare un lavoro di brokeraggio tra le distillerie per aiutare chi ne è a corto. La necessità aguzza l’ingegno. Ma quindi, tornando al punto iniziale, con più produzione di bourbon, per quanto non si abbiano sufficienti barili per soddisfarla in pieno, perché si fatica sempre più ad averne in Scozia e quelli “first fill” iniziano a costare molto di più? Qui entra in gioco il secondo motivo. I bourbon barrel cominciano a interessare non solo i distillatori scozzesi ma anche le microdistillerie americane e i numerosissimi microbirrifici che producono sempre più birre barrel aged. Anche in Scozia molti dei grandi produttori non hanno problemi di approvigionamento, facendo spesso parte di gruppi che hanno sia Bourbon che Whisky (Suntory ne è un esempio lampante), ma i piccoli come Francis che necessitano di botti di alta qualità e che paradossalmente possono acquisarne anche poche, potrebbero essere penalizzati. A questo punto non so se state cercando posizioni aperte come boscaioli nel Kentucky o maledendo la globalizzazione che, quando faceva comodo e forniva barili in Scozia a pochi dollari, era benedetta. In ogni caso l’apocalisse è vicina, finitevi le bottiglie.

Un pensiero riguardo “Tanto Bourbon e poche botti: ci mancava anche questa

  • 24 maggio 2015 in 18:01
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    Noi poveri bevitori di brandy siamo al riparo da questi problemi: botti francesi per il cognac, e addirittura estate-produced per qualche fortunato armagnac (che tra l’altro usa molto meno legno di primo passaggio del cugino charentese).

    Aspetteremo a botti piene l’apocalissi successiva a quella del bourbon !

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