Feis Ile 2015: Jim McEwan – The Last Stand

jimajim3 La natura è ancora assonnata su Islay e nella Scozia che vediamo durante il viaggio. La primavera è stata peggiore del solito e le temperature di Maggio non hanno mai superato gli 8/9 gradi. Qualche bella spruzzata di colore delle ginestre e dei blue bells, ma l’erica ancora non ha fatto capolino e la vegetazione tende ancora più al giallo dell’erba rinsecchita che al verde.
Il meteo è meglio del previsto, ma non proprio esaltante, il sole si presenta, quando va bene, solo per qualche minuto, alternato da qualche spray di scotch mist e pioggie serali. Farebbe impazzire quelli di Studio Aperto e dei telegiornali dei giorni nostri. Jim McEwan si avvia alla meritata pensione e la sua masterclass nel “Vatican” strapieno è un vero e proprio evento già normalmente durante i Feis Ile, figuriamoci quest’anno. Ci sono quasi cinquecento persone stipate come sardine ad assistere quella che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere la sua ultima da dominus della distilleria. The Last Stand, con temi che richiamano gli spaghetti western e un omaggio al maestro Sergio Leone, con alcuni richiami de “Il buono, il brutto e il Cattivo”. Come sempre quello che si beve passa in secondo piano, per quanto ci sia, tra gli altri, un meraviglioso Laddie di oltre trent’anni e un PC in Chateaujim5 d’Yquem jim2piuttosto interessante. Si lo so, una frase del genere attira odio, ma anche persone che provano emozioni di natura quasi umana solo di rado si lasciano prendere da questo tipo di celebrazioni. La masterclass alterna momenti di ilarità a musica ad altri permeati di commozione. Quello che Jim ha rappresentato per l’industria del whisky forse è già agli atti, in ogni caso per me si va oltre ai meriti “tecnici” o talvolta di marketing. A me piace molto infilarmi nella still room durante gli open day, spesso è stranamente deserta e si riesce a far due chiacchere con lo still man. A Bruichladdich mi è sempre riuscito e sono sempre uscito con sensazioni interessanti. Il ragazzo che stava distillando aveva 24 o 25 anni, di Islay e proviene da una famiglia di agricoltori e siccome sono tre fratelli, non c’era lavoro per tutti. Ha passato qualche tempo a estrarre torba per la malteria di Port Ellen e poi è entrato in Bruichladdich. Ha lavorato al mashing e poi è passato alla distillazione, tutto in meno di due anni. Dice che non si era mai interessato molto alla distillazione e che il tutto è stato comunque molto naturale per lui. Riceviamo pure un dram di new make di Port Charlotte, tra l’altro piacevolissimo. Tutto questo per dire che il ruolo di Jim è stato chiave per tenere insieme e aiutare la comunità di Islay, dando fiducia a persone giovani che avrebbero avuto percorsi di carriera molto più difficoltosi nelle multinazionali. Cercare di mantenere tanto lavoro in distilleria e l’aver sottolineato l’uso in molti imbottigliamenti dell’orzo dell’isola non ha fatto che dare ossigeno a una comunità che comunque vive tra molti ostacoli, pur avendo il sacro fuoco della distillazione che fornisce un indotto interessante.

jim4Per il resto l’open day di Bruichladdich prosegue sempre come una vera e propria festa di paese nel piazzale della distilleria, tanta gente col sorriso sulle labbra e perfetta organizzazione che limita al minimo i disagi legati alle code. Sarà che sono una distilleria dal marchio un po’ debole rispetto, ad esempio, a Bowmore e alle tre big del Sud, ma fanno sempre qualcosa in più per rendere il tutto piacevole e facilitare i partecipanti.

Ritrovo Jim sul traghetto qualche giorno dopo  mentre torno verso Kennacraig, non gli strappo una promessa di venire in Italia ma ributto l’invito. Il suo “fratello italiano” di certo farà in modo che succeda.

Ora la mano passa ad Allan Logan e ad Adam Hannett, che hanno affiancato Jim in questi anni e che certo professionalmente saranno prontissimi a prenderne il testimone. Il carisma di Jim invece è chiaramente qualcosa di non trasmissibile. Vi lascio col suo fantastico Highland Toast e con l’arrivo della Piper Band.


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