Speyside e dintorni: che aria tira e cosa bolle in pentola

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Dalmunach Distillery

Lo Speyside è certamente il centro dell’industria dello Scotch Whisky. Si, è pur vero che molti dei giganti hanno i centri nevralgici (quartier generale, logistica, imbottigliamento) a ridosso delle due grandi città della Scozia, ma non si può ignorare come circa il 50% delle distillerie sia in questa area e molte delle quali siano proprio le più grandi per numero di litri prodotti (le prime due e sei delle prime dieci).

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Macallan 2 dove si nota l’enorme mash tun già posizionato all’interno del cantiere

Sono stato nello Speyside (e dintorni) in alcune occasioni, l’ultima, molto di sfuggita, era stata cinque anni fa, tra l’altro facendo percorsi molto meno “scientifici” e studiati di quelli di questa volta. Ho avuto la netta sensazione di un cambio piuttosto radicale che si nota soprattutto dai cambiamenti alla “piantina” delle distillerie. Ho percepito chiaramente la sensazione di trovarmi in un boom senza eguali, nettamente più dirompente di quello dell’inizio degli anni ’70, quello che, per intenderci, ha portato a nuove distillerie (dalle architetture tutte molto simili) tipo Teaninich, Clynelish e Caol Ila. Per farla breve, si vedono cantieri ovunque.
Direte, bella scoperta, ci sono fatti incontrovertibili da anni che lo dimostrano e su cui si discute. Il potenziamento recentissimo già completato di moltissime distillerie, cito Mortlach, Balmenach e Speyburn; la nascita di mostri come Roseisle e Dalmunach e la costruzione in corso di Glenlivet 2 e di Macallan 2 sono progetti noti da tempo. La nuova Macallan, che vi documento in alcune foto, dove potete notare che il mash tun, di dimensioni ciclopiche, è già posizionato all’interno della struttura, che dovrebbe portare la produzione a oltre 16 milioni, mi ha aperto gli occhi; un conto è leggere certe cose e un conto è averne la percezione diretta. Percezione che mi si è materializzata mentre mi recavo a proprio a Macallan, girando la curva dove mi aspettavo di trovare la strada che porta diretta dentro al visitor center. L’accesso è sbarrato proprio dal nuovo cantiere e per arrivare alla vecchia distilleria si deve fare un giro da dietro, passando per le più recenti enormi warehouse verdi a rack, percorrendo in pratica una piccola bretella, come quando si esce o si entra dall’Ikea di Corsico. Ho avuto, lo confesso, un attimo di peso sullo sterno e mi sono figurato di rantolare come Darth Vader, tanto che un Oscuro si trova pure in vendita, a caro prezzo, al negozio della distilleria.

Respirazione che non è migliorata nemmeno quando ho iniziato a vedere alcuni prezzi nei visitor center. Una volta si arrivava in distilleria per trovare anche qualche chicca disponibile solo in loco e che, solitamente, veniva venduta a prezzi inferiori al mercato (per quanto sia diventato piuttosto folle). Ora sembra chespeyside_ggrantflag in molte distillerie sia arrivata la speculazione e si arrivi a pagare forse di più. La bella pratica del riempirsi la propria bottiglia oramai ha raggiunto prezzi un po’ fuori dalla logica, oltre 90 sterline di media per dei 15 anni; certo single cask e a gradazione piena, ma pur sempre una sorta di “premio” per la visita (questo è come la vedo io). Macallan è la punta dell’iceberg di una crescita vertiginosa, Glenfiddich segue a ruota, con anche il merchandising che sfiora i prezzi di Hermes.
speyside_arcobalenoTutto negativo? Lo scotch whisky, finora, mi ha sempre concesso delle boccate d’aria fresca anche quando mi sentivo oramai tranciato in due dalla spada laser despeyside_gdronachl mercato. Anche stavolta non ha fatto eccezione, e me l’ha ricordato l’arcobaleno ad Aberlour.

Le distillerie del gruppo Pernod Ricard danno ancora possibilità del tutto accettabili per acquistare prodotti presenti solo ai visitor center, anche se non mancano alcune bottiglie costosissime. 

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Nuovo packaging a Glen Grant

Molte delle realtà più piccole sono rimaste immutate come atmosfera e offrono sempre una ospitalità meno plasticata e più genuina. Glen Garioch, per quanto tecnicamente non nello Speyside, è una distilleria molto bella e tradizionale e vale uno stop.

GlenDronach ti accoglie sempre bene e gli imbottigliamenti Distillery Only hanno prezzi inferiori alla norma (non dico bassi, ma almeno non pompati).

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Glen Grant: il nuovo impianto di imbottigliamento

GlenGrant fornisce un bel tour base ed è rassicurante vedere come Campari abbia investito anche in un nuovo impianto di imbottigliamento all’interno della distilleria, in controtendenza con quello che succede negli ultimi anni, dove tutti accentrano.

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Warehouse dunnage ricostruite a Knockdhu

Due chiacchere sempre piacevoli con un disponibilissimo Dennis Malcom e tante novità: nuovo 12YO, nuovo 18YO in arrivo a sostituire il 16YO, nuovo packaging. Il nuovo Major’s Reserve col tappo a vite (finalmente) devo dire che è piacevolissimo.

Knockdhu, pur non avendo visitor center, accoglie mandando anche solo una email senza problemi, come se gli facessi il favore più grande del mondo e ti dedicano tantissimo tempo (gratuitamente); bellissime le warehouse tradizionali ricostruite dopo il crollo del 2010 per la neve, avrebbero potuto farci degli anonimi e orribili capannoni a rack.

Ma l’ossigeno non finisce qua.

 

2 pensieri riguardo “Speyside e dintorni: che aria tira e cosa bolle in pentola

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