Whisky Eretico – Silvano S. Samaroli

Mi sono avvicinato alla lettura di “whisky eretico” pensando di analizzarlo senza timori reverenziali e cercando di sviscerarlo il più possibile, anche da un punto di vista tecnico. Iniziata la lettura su un aereo che, guarda caso, mi portava in Scozia, l’ho letto tutto d’un fiato in meno di un’ora e mezza e, pur essendoci qualche affermazione su cui i miei occhi, a volte troppo puntigliosi, si sono fermati, sono molto contento di aver accantonato i miei propositi.

Nel mio passato mi sono avvalso soprattutto della tecnologia e di una cultura basata sulla misurazione, anche se ho sempre avuto la fastidiosa sensazione di essere imprigionato in un alveo precostituito, di non avere libertà di scelta. Ho cominciato così a capire che avrei dovuto indirizzare le mie energie scegliendo un’altra strada, dando più fiducia alle mie intuizioni. Ma l’ho capito attraverso il Whisky, è stato in un certo senso il Whisky a guidare le mie intuizioni. Perché il Whisky non è materia certa, non valgono i decaloghi né i concetti indiscutibili. Non basta studiarne i principi e le relative eccezioni: Il Whisky è una sostanza in continuo rinnovamento, un’essenza che muta; solo alcune delle regole che lo governano ci sono note, molte non le conosciamo affatto, altre che pensiamo di conoscere si sono rilevate false.


Il motivo è molto semplice; si potrebbe entrare nel merito di alcuni passaggi tecnici ma soprattutto su quelli forti e tranchant per aprire invettive o un dibattito, anche polemico, ad esempio, su cosa era e su cosa è diventato il whisky, ma il punto centrale del tutto non penso sia nemmeno quello. Ritengo chiave un tema che si trova subito e, per quanto sia io forse una delle persone meno esoteriche di questo mondo, già nell’introduzione Silvano squarcia in due l’assolutismo e dice “a un certo punto della mia vita professionale mi sono chiesto se esistesse un diverso modo di percepire il Whisky. La risposta che mi sono dato è che ne esistono infiniti, come infinite sono le verità“.

Punto che condivido ancora di più se penso alla degustazione; credo non ci possa essere degustazione senza l’associazione di aromi, profumi e gusti che abbiamo incontrato nella nostra vita, la famosa memoria cinestetica. Possiamo certamente astrarre il tutto e portarlo a descrittori comprensibili ai più, ma quanta emozione ci toglie slegarci dal nostro vissuto? Le percezioni cambiano come cambia il nostro umore, parola che racchiude, appunto, già la visione “arcaica” della materia.

Mentre scrivo, accantonando del tutto il taglio che volevo dare a questo pezzo, penso al mio percorso, passato da un consumo giovanile sociale e casuale a uno più studiato, basato su nozioni tecniche che però negli ultimi tempi si stanno spostando su posizioni più soggettive ed emozionali, come ho pensato dovesse essere emozionale l’analisi di questo libro, cosa a cui sono arrivato solo dopo averlo letto. La tecnica e il sapere non bastano, a meno di non pensare che un distillato sia solo un prodotto e non abbia legami sociali ed emozionali col nostro vissuto. Forse per questo non sono un collezionista e non riuscirei a dare una forma a una collezione.

Uno dei passaggi più interessanti è dove disquisisce tra passione e amore, passaggio su cui anche Pino Perrone insiste nella sua analisi; passione vista come giogo che blocca una visione più a aperta, amore che invece ti libera la mente. Su questo punto ho qualche difficoltà ad esprimere opinioni di sorta, anche se non essendo una persona di passioni cieche tendo a sposare l’ipotesi di Silvano. Il mio interesse per il whisky non nacque sul prodotto, le etichette o il fascino della bevanda “complicata”, ma nacque proprio in Scozia, visitando la mia prima distilleria; ho grosse difficoltà a scinderlo da quell’esperienza di vita e di viaggio. Probabilmente se mi avessero allungato un bicchiere senza questo passo non mi sarebbe scattata la stessa molla. Un “prodotto” non mi ha mai emozionato per quanto fosse magari fantastico. Le migliori bevute non le ho mai fatte da solo a casa o con un taccuino in mano ma in viaggio o con gli amici.

Le verità come le cattive convinzioni sul whisky sono tante. Quello che si leggeva sui libri vent’anni fa non è quasi più valido. Non possiamo sapere tutto e quello che sappiamo è in movimento; alcune conoscenze invecchiano altre nascono, come le due facciate della Sagrada Familia, una costruita da pochi anni, l’altra già bisognosa di restauri nonostante l’opera non sia compiuta.

SSS_ereticobackSSS_ereticoSe questo libro ha un limite, e  Silvano ne è consapevole dichiarandolo nelle prime righe introduzione, è il fatto di dover inserire delle descrizioni pratiche e tecniche sull’argomento. La prima parte più strettamente filosofica potrebbe riempire molte più pagine. Tuttavia anche la parte più tecnica è puntinata di pillole e spunti interessanti di carattere “eretico” che vanno a rendere più interessanti le nozioni produttive, dando anche visioni da altre angolazioni.

Per ultimo tranquillizzo il mio amico Thomas, in tutto il libro Silvano prende il Cognac come riferimento, anche se ribadisce il fatto che salendo di invecchiamento molti distillati tendono ad assomigliarsi. Consiglio tutti quelli che si approcciano al libro di non cercare imprecisioni o punti controversi da un punto di vista “tecnico” e materiale ma di ragionare in modo più aperto, visto, tra l’altro, che il nostro amato è un’acqua di vita, uno spirito che bevono pure gli angeli.

Silvano S. Samaroli – Whisky Eretico
Editore: Giunti Editore. Collana: I contorni di Piattoforte
Formato: cartaceo e e-book
ISBN-10: 8809828100
ISBN-13: 978-8809828100

4 pensieri riguardo “Whisky Eretico – Silvano S. Samaroli

  • 4 giugno 2016 in 22:02
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    Bellissimo articolo, Davide, che condivido pienamente nell’impostazione! 🙂

  • 5 giugno 2016 in 10:46
    Permalink

    Ciao Davide
    Intitoleremo questo nostro contributo “Una Maledetta Domenica da Filosofi”.

    Le nostre degustazioni (Tecniche e Non) quasi sempre si fermano al passaggio sul Finale e/o sulla Persistenza.
    Penso che Sivano con questo Libro (cosciamente & Incosciamente) sia voluto andare oltre:
    Chiudere gli occhi e lasciare la mente libera di vagare, spaziare, indagare le profondità sensoriali & emozionali (non solo quelle percepite ma anche quelle in divenire come una continua metamorfosi).
    Quasi come se allo schema classico & rigido di “Colore, Aroma, Sapore, Finale/Persistenza” avesse voluto aggiungere un ulteriore passaggio, una specie di porta/trampolino che per certi versi ricorda quella di Auldos Huxley in grado di aprirne molteplici altre (lui nel libro dice infinite).
    Una porta che si apre solo dopo una specie di illuminazione e che da accesso ad una stanza piena di altre porte solo in attesa di essere aperte e percorse.
    Anzi per certi versi potremmo chiamarla proprio in quel modo e continuare così :
    Colore, Aroma, Sapore, Finale/Persistenza, Illuminazione……

    Perdonami ma neanch’io so bene cosa volevo dire…..
    Al limite puoi sempre cancellarlo!!

  • 6 giugno 2016 in 07:42
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    Grazie Andrea e Francesco.
    Francesco, penso di aver capito cosa volevi dire e quando hai tempo posso spiegartelo :-).

  • 6 giugno 2016 in 14:24
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    Francesco, mi hai ricordato l’ultimo video dei Radiohead

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