Nikka perfect serve: servizio al centro

Anche se ultimamente lo spazio dato alla miscelazione su queste pagine è cresciuto in modo deciso e la parola “contaminazione” è oramai un mantra, difficilmente mi soffermo molto sui vari concorsi di bartender. Per uno perennemente scontento del servizio, della poca attenzione al cliente e della sciatteria che si incontra in giro, anche in locali blasonati, unito invece alla profonda ammirazione per i professionisti in Giappone, il “Nikka Perfect Serve” sembra la perfetta unione delle due cose: portare in Europa l’eccellenza del servizio giapponese.

Penso che molti si rendano conto che quando andiamo al bar e diciamo “fai tu” diamo una grossa responsabilità al professionista dietro il bancone e gli mettiamo una certa pressione. Il concetto di “fai tu” in giapponese si esprime con Omakase e richiede certamente una grande capacità di osservazione e un po’ di psicologia, oltre che, se si tratta di un cliente abituale, di un esercizio di memoria e di attenzione continua. Il concorso “Perfect Serve” potrebbe essere una sintesi sia di capacità professionali puramente tecniche, bisogna infatti costruire una ricetta con ingredienti da bottigliera (quindi non infusioni o cose fatte dal bartender) e dimostrare attenzione al cliente e al servizio davanti ai giudici. La frase giapponese che sintentizza come ogni momento e ogni incontro sia diverso è Ichi-go, Ichi-e: un momento, un incontro. Informazioni, regolamento e iscrizioni sul sito di Velier. Semmai cercassero un giudice carogna mi autocandido.

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