Grappaioli per un giorno alla Poli

La grappa è entrata in sordina nella mia passione per gli spiriti ma negli ultimi anni si affaccia sempre più tra le cose che mi piace indagare. La partecipazione a “grappaioli per un giorno”, organizzata da Poli, fa parte di quelle esperienze che, per chi ha la testa negli alambicchi per buona parte del proprio tempo libero, rimangono impresse, considerato che si passa veramente una giornata intera in giro per la distilleria mischiandosi con chi il lavoro lo fa tutti i giorni e potendo ficcare veramente il naso nelle vinacce. Di che si tratta in dettaglio? Non vi farò una cronaca dettagliata della giornata che è stata veramente piena, partendo dal giro del museo con la storia della famiglia Poli, raccontata dallo stesso Jacopo, passando per un lotto di distillazione col carico e lo scarico delle caldaiette, fino a una divertente prova di blending dove ci siamo cimentati a provare a ricreare una grappa. Tuttavia ci sono alcune cose salienti dell’esperienza che vale la pena esporre con maggiore dovizia di particolari.

poligp1gLa prima è una storia di tenacia che alla fine è stata premiata con l’arrivo di una acquavite chiamata Esprit de Pauillac. Si tratta di una distillazione delle prestigiose vinacce di Chateau Lafite, dopo un lungo periodo fatto di corteggiamenti, maturazione e creazione del prodotto durato ben 21 anni. Il risultato è un distillato molto particolare, ricco ed elegante, che si trasforma nel bicchiere in continuazione. Perché non è una grappa? Perché le vinacce vengono dall’estero.

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Questa l’ho messa solo per far vedere che qualcosa ho fatto

La seconda è una storia più lunga, inizia nel 1898 e ci porta ai giorni nostri giorni e che è ben raccontata nel museo e in un video dove parlano molte persone anziane che lavoravano in distilleria. Il presente si racconta da solo, una sala di distillazione che unisce la tradizione e l’innovazione con un alambicco sottovuoto.

Gli assaggi non sono stati da meno. Quelli dalle botti sono sempre emozionanti, per quanto personalmente preferisca “le bianche”, alcune che avevano passato oltre cinque anni in legno conservavano la freschezza delle vinacce. Interessante l’esercizio di blending, soprattutto per notare come lo stesso tipo di vinaccia, un moscato, distillato a vapore, bagnomaria e sottovuoto avesse profili molto differenti.

L’ultima, ma non in ordine di importanza, è la disponibilità di Jacopo Poli, della sua famiglia e dei suoi collaboratori, Lorna in testa, che hanno dedicato l’intera giornata, pranzo compreso, a un piccolo gruppo di persone.

Distillare buona Grappa è semplice: bastano vinacce fresche e cento anni di esperienza.

I ringraziamenti sono doverosi anche alle compagne di “avventura” cui ho rovinato la presenza totalmente al femminile: Monica (La cucina di Monica), Elisabetta (La mia cucina rossa), Roberta (Facciamo che ero la cuoca) ed Elisa (Il fior di cappero).

Un pensiero riguardo “Grappaioli per un giorno alla Poli

  • 16 novembre 2016 in 14:05
    Permalink

    Iniziativa fantastica, deve essere stata un’esperienza fantastica. Ovviamente sempre tanta invidia.

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