Si può misurare il successo di un whisky festival?

I resoconti dei festival sono sempre una fonte di discussione perché è difficile dare delle valutazioni oggettive. Il successo “olistico” di un festival si deve misurare necessariamente con tre variabili: sostenibilità economica degli organizzatori, soddisfazione dei visitatori e ritorno economico e di immagine degli espositori. Mantenere queste tre variabili in equilibrio è una cosa difficilissima, faccio alcuni esempi estremi:

  • Organizzatori: per raggiungere la sostenibilità economica vendono spazi e servizi agli espositori e vendono i biglietti al pubblico. Se aumentano i prezzi di ingresso e/o degli stand, scontentano gli altri due attori. Se non incassano abbastanza il festival non è sostenibile e arriverà a chiudere o a ridimensionarsi. Se il festival ha molto successo di pubblico magari si scontentano i visitatori stessi che sono infastiditi da ressa, code e servizi sottodimensionati. Gli organizzatori devono inoltre attirare il pubblico adatto agli espositori o, viceversa, dare un target al festival in base agli avventori che si aspettano. In parallelo potrebbero anche pensare di educare espositori e visitatori per arrivare nel tempo a qualcosa di diverso e accendere la curiosità.
  • Visitatori: sono soddisfatti se considerano il biglietto di ingresso e il prezzo delle degustazioni equo, trovano e scoprono prodotti che desideravano e, per molti, un fattore importante è il divertimento. Se entra troppa gente e i “banchi” non sono accessibili (caos, code) non rimangono contenti. Se il festival è troppo vuoto spesso da una idea di freddezza e manca una componente di divertimento, ma gli espositori sono facili da raggiungere. Un visitatore professionale spesso vuole un accesso semplice agli stand e nessun tempo di attesa.
  • Espositori: sono soddisfatti se il loro investimento corrisponde a un ritorno economico (vendite dirette o nuovi clienti) e/o di immagine. Generalmente se il loro investimento è sostenibile e i visitatori vengono a contatto con loro, acquistano o denotano interesse. Un costo troppo elevato per gli spazi o per servizi non ritenuti all’altezza li fa propendere per ridimensionare la loro partecipazione. Anche un pubblico lontano dal loro target (es. prodotti di massa VS prodotti di nicchia) potrebbe scoraggiarli. Sono gli attori che stanno nel mezzo, nel punto di equilibrio.

Spesso quindi quando si sente “festival deludente” oppure “festival di successo” riferito alla stessa manifestazione bisogna immaginare sotto quale cappello questa frase è stata pronunciata. Un maniaco del whisky magari considererà scadente un festival dove trova poche “chicche”, che sarebbe disposto anche a pagare caro. Un neofita potrebbe schernirsi per whisky troppo cari e ricercati o per la mancanza di un percorso da seguire tra troppa offerta.

Da visitatore personalmente preferisco i festival che all’inizio sono semideserti, per poter avere contatti accurati con gli espositori, ma che poi si scaldano e si può bere in modo scanzonato e spensierato con tanti amici. Da espositore vorrei una presenza costante di persone al mio banco che chiedono, si informano e, ovviamente, spendono. Non ho mai organizzato un festival ma prima di criticarli per una o l’altra ragione (ad esempio se accettano sponsorizzazioni che non gradite o pensiate siano troppo “commerciali”) sappiate che se a un certo punto non saranno più in grado di sostenersi probabilmente non avrete mai più un festival nella vostra città. Fatevi quindi la domanda, io che espositore/visitatore/organizzatore sono? Sono contento o no? Che festival vorrei? Le vostre risposte sono gradite, comunque fatevele prima di criticare “di pancia”.

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