Vinitaly 2017, piccolo resoconto (tardivo)

Mancavo colpevolmente da circa due decenni da Vinitaly così mi sono detto che fosse ora di tornare e vedere che aria tirava.Ovviamente i distillati erano e sono una priorità ma mi ero fatto aiutare da un amico per scoprire qualche buon produttore di fermentato d’uva tenendomi i distillato come completamento. Fatta la mia bella scaletta di assaggi e stand, che prevedeva quindi principalmente vini, ho constatato già dopo mezzora dall’ingresso che avrei potuto buttarla nel cestino. Il primo calice di vino bevuto praticamente alle 14 circa con tutta la tarda mattinata passata tra stand di grappe e distillati di vario genere, tra vecchi amici, conferme e scoperte.

Andiamo con ordine, anzi no, partendo comunque dai distillati che ho assaggiato (molti produttori li conoscevo bene e li ho saltati totalmente o in parte):

  • Brandy Villa Zarri: sono passato a salutare Guido e ho provato un fantastico 25 anni e il 14 con un passaggio in botti di Marsala Florio (esiste un 12 anni De Bartoli di qualche anno fa) molto piacevole.
  • Pojer e Sandri: ottima la grappa di Pinot Noir, il Brandy ottimo mentre per la frutta le migliori la Prugna e la Mela cotogna (che però va lasciata nel bicchiere un po’). Lampone volutamente “sporco” per gli amanti del genere.
  • Pilzer: Bruno mi ha steso con un bel po’ di roba, il suo distillato di albicocche facile da bere e fatto con mano magistrale, ricchissimo di profumi e aromi. Mela cotogna e pera di alto livello. Buono e fresco anche il brady 11 anni.
  • Pisoni: conferma i ricordi molto validi sulle grappe.

Due note sul campo non usuale, per me, del vino.

Pojer e Sandri: Merlino. un fortificato fatto aggiungendo a un vino del 2014 del brandy fatto e finito del 2000. Interessante ma bevuto troppo di fretta per dare giudizi più sommi.  Mosnel: un ottimo metodo classico bello acido (14 euri in cantina) e un riserva (32 in cantina) bello duro e minerale. Cavalera: ottimi lambruschi “ancestrali” con grasparossa di base e un bianco frizzante molto fruttato e beverino. Agricola Boni Luigi: zona di Serramazzoni, diverse cose molto interessanti tra cui una bolla Pinot Noir rosé pas dosé 36 mesi sui lieviti in versione 2009 (molto beverina) e 2007 invece che ho trovato ancora più sorprendente (20 euro in cantina) per complessità e delle durezze quasi francesi. Molto particolare anche il Terre d’Este Apice Rosso del 2011, fatto con uve Malbo Gentile, con una puzzetta iniziale (voi che ne capite la chiamate riduzione giusto?) ma complesso che magari meritava maggior pazienza. Il Sig, Boni un personaggio.
Sereno Magri: profumato e piacevole Moscato di Scanzo e molto ma molto buona anche la grappa (distillata da Pilzer).
Antonelli: trebbiano spoletino tradizionale e maturato invece in anfora, totalmente diversi ma ottimi entrambi; il Montefalco 2011 invece non mi ha fatto impazzire, un po’ monocorde, ma non ero certo nelle migliori condizioni di palato a fine “turno”. Non potevo farmi mancare un loro Vermouth per digerire, Antica Torino, color ramato e molto e ricco aromatico, molto buono da bere anche da solo.

Mi sa che non faccio passare altri vent’anni.

 

6 pensieri riguardo “Vinitaly 2017, piccolo resoconto (tardivo)

  • 6 luglio 2017 in 17:10
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    abbiam bevuto le stesse cose 😉

    VIlla Zarri – De Bartoli VS Florio: senza paragoni (quello di De Bartoli era una bomba!)
    Pojer e Sandri a me piace molto l’albicocca.
    Pilzer sempre ottime le grappe.
    Pisoni: sempre conferma le grappe ma prova il loro Vino Santo trentino anche di annate trentennali… e il loro RebOro (Amarone da uve Rebo)
    Antonelli, esatto grande trebbiano, quello in anfora in realtà mi sembra sia in ceramica…

    Complimenti, ciao e buona giornata,
    Mauro

  • 7 luglio 2017 in 16:36
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    Grande Mauro!
    Mi fa piacere che sei d’accordo. Anche Guido concordava che il De Bartoli fosse molto meglio.

  • 19 luglio 2017 in 15:53
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    Ciao Davide,
    complimenti per la scelta della Cavaliera di Castelvetro, ci sono stato alcune settimane fa. Al momento ho bevuto, con soddisfazione, il loro rosato e il pignoletto (quello che tu definisci “bianco frizzante molto fruttato e beverino”). Grande bevibiltà, da sottolineare anche l’assenza di solfiti aggiunti.

  • 27 luglio 2017 in 07:05
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    Grazie Luca, in effetti ora mi sovviene che fosse il Pignoletto. Si lavorano in modo “naturale” e rifermentano spesso in bottiglia come si faceva una volta. Se ti capita vai anche da Boni.

  • 2 agosto 2017 in 17:41
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    Boni? Grazie, Davide, me lo segno.
    Ciao
    Luca

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