Un brindisi sotto la Palma – di Pino Perrone

Alle volte nella vita accadono stupefacenti, contrappunti che tendono a far dimenticare le tristi e dolorose vicissitudini, inevitabili e appartenenti alla vita stessa. Quella che sto per raccontare è una di quelle, occorsami nel momento più basso della mia esistenza che, per ragioni personali, non posso e non voglio divulgare.
E’ qualche tempo che mi sono completamente aperto ai cambiamenti percorrendo una strada inedita ed effettuando cose che non avrei mai immaginato di poter fare in passato. Una di queste è stata quella di attuare il desiderio di farmi tatuare il simbolo di una famosa distilleria di whisky scozzese, il primo della mia vita e per giunta a un’età decisamente matura. L’occasione si è presenta per l’International Tattoo Festival svoltosi a Roma nei primi di maggio di quest’anno. Il tatuatore è stato un famoso musicista metal finlandese degli anni ’90, Taneli Jarva. Era un venerdì e attendevo che tutto fosse pronto per essere tatuato. Ero il primo della lista ma ero arrivato troppo presto. Infatti la mattina piovosa aveva trattenuto a casa molti dei visitatori, così non dovetti fare molta fila per entrare, contrariamente a ciò che mi aspettavo e mi era stato detto. Mentre attendevo, pochi minuti prima delle 14, mi giunse un messaggio vocale da Chiara che lavora nel mio negozio. Diceva che un certo Danilo, il quale sosteneva che lo conoscevo bene per via della passione comune con un certo genere di musica, mi aveva cercato per avere un whisky che gli sarebbe servito per la sera stessa per un concerto che organizzava a San Lorenzo. Il problema era che non era in grado di passare e quindi voleva sapere come fare per avere la bottiglia. Conoscevo a chi si riferisse il messaggio ma non avevo in programma di andare verso il negozio. Data l’ora, e non sapendo quando esattamente avrei iniziato e terminato; non avendo esperienza nel campo ignoravo se avessi provato dolore e in che misura, pertanto al termine del tatuaggio avrei preferito recarmi a casa. Tuttavia non esitai a telefonare immediatamente a Danilo per conoscere come potevo essergli utile. Costui, grande esperto musicale e d’impiantisca sonora della stessa, è anche uno degli organizzatori di un mini festival di musica cosi detta d’avanguardia. Mi informò che quella sera stessa ci sarebbero stati due mostri sacri del genere invitandomi a partecipare come suo ospite. Si trattava di Alvin Curren e a seguire Adi Newton. Quest’ultimo aveva espresso il desiderio di bere del whisky al termine del concerto e a Danilo gli serviva una bottiglia e aveva pensato a me. Partecipando al concerto avrei avuto modo di conoscerlo e fargli la cortesia di portare il whisky. Ero un po’ teso dall’attesa del tatuaggio e non compresi subito a chi si stesse riferendo. Quando però aggiunse Clock Dva, tutto cambiò e compresi che la questione m’interessava, eccome. Avevo più di un disco del duo electro-industrial di Sheffield, di cui l’altro componente era Steven Turner. Pertanto gli risposi che sarei certamente andato e che avrei portato il whisky ma era offerto dal sottoscritto. L’unica problematica era quella d’esser obbligato ad andare in centro a prendere la bottiglia e dal momento che non c’erano altre soluzioni decisi di farlo. Terminato il tatuaggio, per la cronaca Taneli se la prese comoda poiché durò più di un’ora e non fu del tutto indolore, salutai velocemente e mi precipitai a prendere il necessario per la serata. La giornata si prospettava intensa e movimentata giacché prima del concerto dovevo obbligatoriamente partecipare a una degustazione di vino.
Verso le 23 arrivai al Cinema Palazzo occupato nel quartiere romano di San Lorenzo. Mi presentai e scoprì d’essere atteso, fui accolto con tutti gli onori, quasi come un salvatore della Patria. Mi gustai i due concerti e al termine del secondo mi recai nel camerino degli artisti assieme a Danilo e altri fan di Adi Newton. Avevamo con noi la bottiglia e io un cd della band per ottenere un autografo. Mi presentarono come il Mister del Whisky. Brindammo e sembrò che il distillato piacque malgrado lo bevemmo dentro improponibili bicchieri di plastica. Si trattava di uno Spirit of Freedom, un blended malt della J & A Mitchell che aveva come curiosità, gliela spiegai, d’essere composto con 62 malti differenti, come il numero percentuale di chi aveva votato contro l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Adi Newton era visibilmente emozionato per sue ragioni pertanto a un certo punto lo salutammo e uscendo Danilo mi disse che sarei potuto anche andare l’indomani, essendoci un gruppo jazz e poi Blaine L. Reininger. Cosa? Non volevo crederci. I Tuxedomoon sono fin da quando ero adolescente la mia band musicale preferita, e il cantante, violinista e chitarrista Blaine L. Reininger persona da me amatissima. Della band posseggo quasi la discografia al completo e in gran parte anche quella degli elementi solisti, incluso Blaine. “Certo che verrò”, gli risposi, “purché me lo presenti e in cambio porterò una bottiglia di whiskey, un bourbon americano, come lui e perdonatemi se vi regalerò dei bicchieri di cristallo idonei a degustare un whisky come si deve, dal momento che in quelli di plastica non è proprio possibile”.
L’indomani sera mi recai pieno di doni, avevo aggiunto le uniche tre bottiglie di birra che riuscii a trovare provenienti dal miglior birrificio del Colorado la Great Divide, poiché Blaine era nato a Palo Alto, e, assieme a mio figlio anche lui appassionato della band, varcammo le soglie del Cinema Palazzo e anche questa volta fummo accolti con tutti gli onori. Ci gustammo il primo concerto del quartetto jazz italiano veramente interessante, i Magic Roots, e a seguire la performance solista di Blaine L. Reininger e il suo straziante e affascinante violino. Terminato il concerto assieme a Danilo, birre e whiskey ci recammo nel camerino ma lui non c’era. Era tornato ancora sul palco per smontare strumentazione e desideroso d’andar via prima possibile. Aveva infatti un aereo la mattina dopo molto presto per Atene, città dove vive oramai da vent’anni. Danilo gli chiese se voleva brindare con noi visto che avevamo portato delle cose per lui ma egli rispose che aveva smesso di bere alcolici. Che peccato! Allora chiesi se potevo avere un suo autografo e una foto assieme e lui acconsentì sebbene fosse evidente che avesse fretta di tornare in albergo. Mi presentarono come un suo annoso fan e una volta vicino gli ribadii che avevo portato delle cose da bere, delle birre della sua zona e un whiskey della sua nazione. Mi rispose “Bevile tu per me”. Non ci facemmo naturalmente pregare. Lo ringraziai e gli dissi che la sua musica mi aveva cambiato la vita, una frase fatta che funzione sempre, ma in questo caso era vero. Sorrise. Poco dopo Blaine ci lasciò e noi rimanemmo con queste birre e whiskey in mano. Aprimmo in primis le birre che finirono subito. Le bevemmo con lo staff organizzativo, poi passammo al whiskey utilizzando finalmente bicchieri degni. Al gruppo si era aggiunto Adi Newton dei Clock Dva che aveva salutato poco prima Reininger, non si vedevano da trent’anni. Mi riconobbe e mi salutò. Apprezzò molto sia birre che il distillato. Era un bourbon single cask del 2004 con quasi 10 anni d’invecchiamento di Evan Williams. Poi comparve una persona. Non era molto alto e aveva un volto vivace sorridente e simpatico. La voce era stridula e particolare. Era li anche lui per assaggiare il whiskey. “Alloraaa, me lo fate assaggiare anche a me questo whisky?” disse. Io me lo guardai un secondo sorpreso, nessuno me lo aveva presentato. “Certo” risposi “eccoti un bicchiere” riempendone uno. “Buono, è buono” disse dopo averlo bevuto. A quel punto si avvicinò Danilo e mi spiegò chi fosse. “Non sai chi è? E’ Marcello, un attore, il protagonista del film nuovo di Garrone. Ora andrà a Cannes. Si dice che abbia fatto un’interpretazione da palma d’oro.” Scoprii che come me Danilo adorava i film di Matteo Garrone. Quindi mi avvicinai a Marcello Fonte e gli dissi “Ho saputo che vincerai la Palma d’oro a Cannes, quindi propongo un brindisi alla tua futura Palma d’oro” Così la bottiglia termino del tutto. Continuammo a chiacchierare ancora un po, infine ci fecero uscire dal cinema occupato. Erano quasi le due di notte e ognuno per la sua strada. L’ultimo saluto che feci fuori dal cinema fu questo “Ehi Marcello, mi raccomando torna da vincitore”.
Qualcun altro vuole brindare con me?

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