La Scozia a Gennaio – Kingsbarns distillery

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Doug Clement, cresciuto sui campi da golf di St. Andrews, aveva un sogno: diventare giocatore professionista. Purtroppo non ci è riuscito e, mentre faceva il caddy sugli stessi campi, ha avuto una illuminazione: un cliente gli ha chiesto di visitare una distilleria e si è trovato nell’imbarazzo di dover Kingsbarns1proporre Glenkinchie, che dista oltre due ore dai campi, ben sapendo che i giocatori di golf hanno tempi abbastanza serrati tra una partita e l’altra. Da quel giorno si è messo in testa di costruire una distilleria dove è nato e cresciuto e nel 2009 ha iniziato il progetto, individuaKingsbarnsndo l’area, un vecchio e affascinante edificio rurale del 18esimo secolo, e iniziando a cercare fondi per la sua impresa, anche usando il crowdfunding. Forse quando un certo scoraggiamento stava per insorgere il progetto ha avuto una accelerazione, grazie all’ingresso della famiglia Wemyss, facoltosa e storica dinastia, originaria Kingsbarns2 dell’area, con diverse attività, tra cui quella di imbottigliatore indipendente. L’investimento totale supera abbondantemente i tre milioni di sterline e ha avuto anche un importante contributo pubblico e il lavori sono iniziati finalmente nel 2013.

Il sogno quindi è diventato realtà e la distilleria è stata inaugurata a Novembre. Purtroppo per alcuni problemi tecnici la distillazione ha subito dei ritardi (come vedete dalla foto il primo cask avrebbe dobuto essere riempito a Dicembre 2014) ed era prossima a partire il giorno seguente la nostra visita. Diciamo subito che ci si trova davanti a un progetto molto ambizioso e su cui non si è badato a spese, considerato anche che la capacità massima di 600.000 litri anno è ben superiore a qualsiasi nuovo progetto indipendente. La distilleria, che ci si è presentata davanti in una bellissima giornata di soKingsbarns4le, ha un visitor center molto curato, ospitato nel vecchio edificio, mentre la distilleria su trova nella parte posteriore, in locali costruiti appositamente. Il tour si snoda attraverso un percorso diverso dai classici tour nelle distillerie, con una prima parte dedicata a un bel video che mostra il susseguirsi delle stagioni nella zona e poi un primo contatto con alcuni simboli quasi di carattere filologico per spiegare il nome Kings (re) barns (fienile/magazzino agricolo), accostando quindi elementi agricoli tradizionali ad altri più aristoKingsbarnsstillcratici e storici. Molto suggestivo e originale il recupero  della piccionaia, dove sarà ospitato il cask #1. Si entra pKingsbarnsmshoi nel cuore produttivo, dove i lavori fervevano per poter dar fuoco agli alambicchi il giorno seguente. Lo schema èabbastanza classico, con i due alambicchi comunque alti e in stile Lowlands (rispettivamente di 7500 e 4.500 litri) per produrre un malto leggero e floreale. Parte dell’orzo verrà coltivato in loco e ovviamente l’idea è di diventare un centro turistico importante per le migliaia di giocatori di golf che arrivano nell’area, oltre ovviamente il fatto che St. Andrews è una università famosa in tutto il mondo. Lo staff, oltre a Doug che si occuperà dellKingsbarns7a parte di Visitor Center e ospitalità, comprende anchje da John Buxter che ci ha guidato nel tour, e il distillery manKingsbarnssafeager è il giovane Peter Holroyd, con passate esperienze nel mondo della birrificazione e al suo primo incarico in una distilleria. Ovviamente un grosso grazie a Doug e a John che ci hanno concesso il loro prezioso tempo elargendoci anche una abbondante degustazione dei prodotti di casa Wemyss; chi vi scrive ha potuto apprezzare solo in parte questa parte alcolica, essendo un guidatore responsabile.

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