Ipse Dixit: castronerie e disinformazione (sul whisky)

Spesso i blogger, parola pomposa ma sintetica (io preferisco definirmi un appassionato che scrive) vengono accusati di fare informazione poco accurata e troppo “hobbystica”. Forse in alcuni casi è vero e qualche castroneria non è improbabile che sia stata scritta anche in queste pagine. Tra l’altro la Annunziata dice, a proposito del lancio della versione italiana dell’Huffington Post, che “i blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati”. Quindi mazzolati e neppure pagati. Se si aggiunge che purtroppo la cultura del single malt in Italia è piuttosto scarsa anche tra i “professionisti” del settore lavoro a gratis da fare ce n’e’ da fare tanto. Tutta questa premessa per introdurre le castronerie di chi si occupa di comunicazione che spesso si trovano in giro. A puro titolo esemplificativo ve ne riporto un paio lette su Facebook da parte di un famoso marchio di single malt e indirizzata al mercato italiano. Vi sarà facile risalire a chi mi riferisco, ma il punto non è questo, è solo un esempio per dire come gira in Italia nel mondo dei distillati in genere e come questi messaggi facciano più danni del consiglio regionale del Lazio. Tra l’altro non indicherò esplicitamente di chi si tratta perché sono un pavido è non vorrei dover combattere con azzeccagarbugli di multinazionali e fare la fine di Sacco e Vanzetti. Anche se i commenti nella pagina FB li ho fatti, senza venire ovviamente preso, giustamente, in considerazione.

  1. Ecco la prima informazione, che non è una castroneria vera e propria, ma una informazione troppo generica e incompleta: XXX invecchia da un minimo di 10 fino ad oltre 30 anni.  Peccato che ci siano anche whisky anche senza indicazione di età (NAS) nella linea della distilleria…quindi o l’affermazione è parziale oppure anche i NAS hanno dentro whisky di almeno 10 anni (dubito fortemente). Ovviamente ho chiesto direttamente inserendo un commento, nessuna risposta.
  2. Questa invece è una vera e propria disinformazione, causata probabilmente da Google Translate e da una pigrizia imbarazzante: XXXX è l’unico ‘Single Malt’ che non viene filtrato a freddo ma viene filtrato ed imbottigliato a temperatura relativamente alta: circa 46° in modo da mantenere inalterati gli equilibri tra gli aromatici. Disinformazione e castroneria. Di Single Malt non filtrati a freddo ce ne sono svariati.  Andando a leggere sul sito ufficiale si dice dell’imbottigliamento “base”: “‘Typically most whiskies are chill-filtered and reduced to a strength of 40% ABV. XXX xx Years Old, however, is non chill-filtered and has a strength of 46% ABV”. Insomma che molti filtrano a freddo e loro non lo fanno, non certo che non lo fa nessuno. Ma poi viene il bello, dove confondono i gradi alcolici con i gradi di temperatura, probabilmente confusi dalla “filtrazione a freddo”. Insomma il famoso single malt XXX verrebbe riscaldato a 46 gradi per mantenere gli equilibri aromatici, una sorta di terza distillazione a bassa temperatura o quasi un punch caldo per passare l’inverno, un brodo primordiale di malto. In due parole per i profani; la filtrazione a freddo viene effettuata portando il whisky a una temperatura vicina agli zero gradi per far precipitare le sostanze oleose e solide. Il tutto per rendere più brillante, trasparente e cristallino il distillato che, con la diluizione sotto alcune gradazioni alcoliche di soglia, tende a diventare torbido per effetto principalmente della glicerina. Se aggiungete acqua a whisky non filtrati a freddo noterete come si formi una leggera opalescenza, non bella a vedersi, ma è tutta salute…
  3. Questa non è una vera e propria castroneria, ma mi ha fatto sorridere la forma: La sua forza deriva dall’assenza di una quantità eccesiva di torba. Assenza di quantità eccessiva è un equilibrismo bellissimo, chissà se c’e’ qualche esperto di italiano che sa come si chiama questa costruzione linguistica. E chissà come si misura una quantità eccessiva di torba e soprattutto la sua assenza.

Un altro articolo, scritto invece da giornalisti, credo, rimane mitico: divertitevi a trovare le baggianate, anche se due anonimi lettori hanno già provveduto a far notare con gentilezza e garbo che c’era qualcosa da sistemare… Segnalatecene altre, anche le nostre, che ci si diverte insieme (soprattutto se siete buoni avvocati e lavorate gratis). La fiera della vanità.

10 pensieri riguardo “Ipse Dixit: castronerie e disinformazione (sul whisky)

  • 26 Settembre 2012 in 15:29
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    Sei un grande! Dai … fai i nomi 🙂

  • 26 Settembre 2012 in 15:39
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    @Claudio Caro amico torbato, tanto si sarà capito no? E poi il bersaglio non è uno.

  • 26 Settembre 2012 in 16:47
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    @Claudio, se anche tu ti decidessi ad entrare nel magico mondo del faccialibro…

  • 11 Ottobre 2012 in 21:47
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    BRAVO!

    MA chi ha detto che i blogger fanno informazione poco accurata e troppo “hobbystica”?
    Al massimo la troppa passione porta ad essere non sistematici, però continuo a trovare blog informati e precisi, frutto di esperienza e cultura.

    Caso mai è la stampa “ufficiale” che ci propina grandi imprecisioni, quando non grasse bufale; il più delle volte i signori giornalisti sono pelosamente smemorati, e dimenticano di dichiarare che il sito o il blog è profumatamente sponsorizzato dal produttore o dall’importatore del prodotto di cui magnificano le sorti 😛

    Meditate, gente !

  • 12 Ottobre 2012 in 08:15
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    Grande Farmacista, ho visto ora il tuo blog, interessante, aggiungerollo al blogroll. Di dove sei?

  • Pingback: Whisky choosy: letterina di fine anno | Angel's Share

  • 20 Gennaio 2020 in 17:07
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    Ciao,
    specifica cosa intendi per “professionisti”, altrimenti questa è una castroneria “Se si aggiunge che purtroppo la cultura del single malt in Italia è piuttosto scarsa anche tra i “professionisti” del settore” 🙂
    Il mercato del whisky in Italia è considerato “scarso”, ma non quello del single malt, dove invece siamo grandi collezionisti ed intenditori.

  • 9 Giugno 2020 in 12:42
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    Giorgio, mi riferisco ai professionisti di bar, ristoranti e horeca ma soprattutto il giornalismo di settore; la cultura del single malt si e’ persa me per fortuna sta tornando.

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