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Le radici, le persone e lo spirito dei distillati

Corso WhiskyPubblicazioni

Irish Whiskey: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere (Seconda parte)

(revisione Gennaio 2017)

Dopo la prima parte, relativa alla storia e alle varie tipologie di Irish Whiskey,  vado ad elencarvi alcune delle distillerie irlandesi, anche per testimoniarne la crescita degli ultimi anni.

LE DISTILLERIE PRINCIPALI

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La Old Bushmill Distillery (da Wikipedia)

OLD BUSHMILLS (Irlanda del Nord)

Sulle etichette dei propri prodotti, la Old Bushmills si qualifica quale “distilleria più vecchia del mondo”. L’anno 1608 ivi riportato, però, si riferisce in realtà alla concessione generica della licenza nel distretto ove è situato l’impianto, mentre la registrazione ufficiale della distilleria è avvenuta nel 1784. Dopo aver fatto parte, dal 1972, dell’Irish Distillers Group (poi rilevato nel 1988 da Pernod Ricard), è finita nel 2005 nelle mani di Diageo, che ha investito in importanti lavori di ampliamento e in un nuovo design delle bottiglie per poi cederla, a fine 2014, alla multinazionale Jose Cuervo. La distilleria produce esclusivamente malt whiskey a tripla distillazione (in due varietà: non torbato e leggermente torbato). Acquista dalla Midleton il grain whiskey per i blend ed è la seconda distilleria d’Irlanda per produzione.

La gamma principale comprende:

  • Bushmills Original (40%): blended costituito per circa metà da malt whiskey della stessa Bushmills e per la restante metà da grain whiskey acquistato dalla Midleton. Matura prevalentemente in botti ex Bourbon.
  • Bushmills Black Bush (40%): è un blended “premium”, costituito per l’80% da malt whiskey maturato in botti ex Sherry Oloroso (sino a 7 anni).
  • Bushmills 10yo (40%): single malt prodotto a partire dal 1987 ed ottenuto da malto non torbato, matura in botti ex Bourbon ed ex Sherry Oloroso.
  • Bushmills 16yo (40%): dopo la maturazione separata in botti ex Bourbon ed ex Sherry Oloroso, i malti d’orzo vengono uniti per un marrying di 6-9 mesi in botti ex Porto.
  • Bushmills 21yo (40%): dopo la maturazione separata in botti ex Bourbon ed ex Sherry Oloroso, i malti d’orzo vengono uniti per un marrying di 2 anni in botti ex Madeira. Prodotto dal 2001.

Fra le altre espressioni si segnalano:

  • Bushmills 12yo Distillery Reserve (40%): single malt disponibile solo presso lo shop della distilleria, matura prevalentemente in botti ex Sherry Oloroso.
  • Bushmills 1608 (46%): blended celebrativo del 400° anniversario della licenza di distillazione, utilizza una varietà particolare di orzo (Crystal) ed è l’unico di tutta la gamma ad essere imbottigliato al 46%. Attualmente di limitata reperibilità.
  • Bushmills Sherry Cask Reserve (40%): prima nuova espressione dopo il cambio di proprietà da Diageo a Jose Cuervo, è un single malt NAS facente parte della “Steamship Collection”, linea riservata al mercato travel retail che si espanderà in futuro con altri imbottigliamenti. La maturazione avviene esclusivamente in botti ex Sherry Oloroso (butt) di primo riempimento.

 

COOLEY (Eire)

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Gli alambicchi di Cooley (da Wikipedia)

L’imprenditore irlandese John Teeling fondò la Cooley nel 1987 sul sito di una vecchia fabbrica di alcool in disuso e nel 1989 incominciò a distillare. Per resistere alla forte concorrenza di Pernod-Ricard (proprietaria dell’Irish Distillers Group ed intenzionata a promuovere maggiormente il marchio Jameson nel mondo), Teeling acquistò marchi storici come Locke’s e Tyrconnell ed affittò i vecchi magazzini della Kilbeggan/Locke’s Distillery (in quel periodo non operativa) per farvi maturare i distillati. Nel 1993 la Cooley chiuse per difficoltà economiche, per poi riaprire nel 1995. Nel dicembre 2011 è stata acquisita da Beam Inc. (dalla primavera 2014 divenuta Beam Suntory) e produce sia malt whiskey che grain whiskey (con distillazione doppia) sotto i seguenti marchi:

  • Tyrconnell: il marchio venne recuperato da John Teeling dopo la fondazione della Cooley, per destinarlo alla produzione di single malt non torbati. Originariamente introdotto nel 1876 dalla Andrew A. Watt Distillery di Derry, deve il suo nome ad un cavallo di proprietà della distilleria, che vinse una corsa con una quota di 100 a 1. La gamma attuale comprende una sola versione, il Tyrconnell (40%), senza indicazione di età. Fra le espressioni rilasciate in passato si segnalano: Tyrconnell 10yo (46%), disponibile in 3 diverse varianti, a seconda del finish aggiuntivo (Madeira, Porto e Sherry); Tyrconnell 15yo (46%), raro single cask proveniente da botte ex Bourbon.
  • Connemara: il marchio deriva il suo nome da una famosa regione irlandese ed è utilizzato per la commercializzazione di single malt torbati. Il core-range attuale si limita ad una sola versione, il Connemara Original (40%), NAS proveniente da botti ex Bourbon. Fra gli imbottigliamenti rilasciati in passato si segnalano: il Connemara 12yo (40%) maturato quasi interamente in botti ex Bourbon e prodotto in quantità limitate per mercati selezionati; il Connemara Cask Strength (50-60%, a seconda del batch), unchillfiltered e natural colour, maturato in botti ex Bourbon; il Connemara Sherry Finish (46%) e il Connemara Turf Mòr (58,2%), entrambi parte della “Small Batch Collection”, caratterizzata dall’uso di malto molto torbato (50 ppm); il Connemara 22yo (46%), proveniente esclusivamente da botti first fill ex Bourbon, unchillfiltered e natural colour; il Connemara 13yo Single Cask (46%), versione molto rara; il Connemara Distillers Edition (43%), assemblaggio di botti ex Bourbon ed ex Sherry; il Connemara Bog Oak (57,5%), versione costosa e molto limitata (solo 1.000 bottiglie), ottenuta da 3 botti aventi il coperchio realizzato con un legno antico e preservato mediante torba, denominato per l’appunto “Irish Bog Oak”.
  • Locke’s: altro marchio riportato in vita dopo la fondazione della Cooley, deve il suo nome alla famiglia Locke, che ha condotto la distilleria Kilbeggan dal 1843 al 1957, anno della sua chiusura. Sebbene non faccia più ufficialmente parte dell’attuale portfolio dei marchi del gruppo, è tuttora abbastanza reperibile nelle espressioni rilasciate a suo tempo: Locke’s (40%), blended ottenuto da una miscela di malt whiskey e grain whiskey; Locke’s 8yo (40%), single malt ottenuto da orzo torbato (10% del totale) e non torbato.

KILBEGGAN / LOCKE’S (Eire)

La distilleria fu fondata nel 1757 dalla famiglia MacManus nella cittadina di Kilbeggan, da cui prese il nome. Passò nelle mani delle famiglie Codd (nel 1794) e Locke (nel 1843), diventando nota con il nome di quest’ultima. Attraversò la guerra di indipendenza irlandese, la depressione economica degli anni ‘20 e ‘30 ed il Proibizionismo, per poi essere messa in vendita nel 1947 ed ufficialmente chiusa nel 1957. Nel 1982 la comunità locale recuperò l’edificio e gli equipaggiamenti, trasformando la vecchia distilleria in un museo ed affittando qualche anno dopo i magazzini a John Teeling, fondatore della Cooley, per farvi maturare i suoi distillati (vedi sopra). Nel 2007, Teeling azzardò coraggiosamente la ripresa della produzione, recuperando un vecchio pot still di oltre 180 anni (proveniente dalla vecchia Tullamore) ed utilizzandolo per la seconda distillazione di malt whiskey della Cooley. Successivamente (2010) la distilleria diventò autonoma, in seguito all’installazione di un mash tun e dei vat per la fermentazione. Attualmente è parte, insieme alla Cooley, della Kilbeggan Distilling Company, di proprietà del gruppo Beam Suntory.

La gamma principale comprende:

  • Kilbeggan (40%): blended ottenuto da una miscela di malt whiskey e grain whiskey, matura in botti ex Bourbon.
  • Kilbeggan 8yo (40%): precedentemente commercializzato con il marchio Greenore (attualmente non più in uso), è un single grain di provenienza Cooley ottenuto prevalentemente da mais, con maturazione in botti ex Bourbon di primo riempimento.
  • Kilbeggan 21yo (40%): blended rilasciato in edizione limitata e personalmente selezionato dal master blender Noel Sweeney, è ottenuto da una miscela di malt e grain whiskey maturati in 4 tipi di botti: ex Bourbon, ex Porto, ex Madeira ed ex Sherry.
  • 2 Gingers (40%): il marchio, creato da Kieran Folliard (imprenditore e proprietario di alcuni Irish Pub in Minnesota) ispirandosi a due donne – la mamma e la zia – è stato acquisito dalla Beam a fine 2012 ed è legato ad un blended, attualmente distillato presso la Kilbeggan, che matura per 4 anni in botti ex Bourbon. Viene utilizzato dallo stesso Folliard, nel frattempo nominato brand ambassador del prodotto dalla Beam, in alcuni cocktail di sua creazione.

Fra le altre espressioni si segnalano:

  • Kilbeggan 18yo (40%): blended rilasciato come “small batch” in 4.000 esemplari, è ottenuto da una miscela di malt whiskey e grain whiskey, maturati in botti selezionate ex Bourbon. Era parte del core range prima dell’introduzione del 21yo (che ha però diversa formulazione).
  • Kilbeggan Distillery Reserve (40%): è un malt whiskey no-age proveniente da botti ex Bourbon, risalente al periodo in cui Teeling installò alla Kilbeggan il vecchio pot still della Tullamore da utilizzare per la seconda distillazione. Poichè la prima avveniva alla Cooley, non è classificabile come “single malt”.

NEW MIDLETON (Eire)

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La Old Jameson’s distillery a Dublino (da Wikipedia)

La New Midleton è la più grande distilleria d’Irlanda ed è attualmente di proprietà del gruppo Pernod Ricard. E’ stata fondata nel 1975, raccogliendo l’eredità di due storici distillatori di Dublino (John Jameson & Son, John Power & Son) e della Cork Distillery Company (proprietaria della distilleria Old Midleton, fondata dai fratelli Murphy nel 1825). Diversi anni prima (1966) queste tre società decisero di unirsi per formare l’Irish Distillers Group e di trasferire la produzione nelle vicinanze della Old Midleton, costruendo un nuovo impianto e trasformando la vecchia Midleton in un museo. La New Midleton produce grain whiskey (per i blended, con impienti a due o tre colonne) e single pot still whiskey (unica distilleria in Irlanda, per il momento, a commercializzarlo sotto vari marchi). I marchi di proprietà Midleton sono i seguenti:

  • jameson marconi
    Il Jameson Marconi

    Jameson: nel 1777 lo scozzese John Jameson si trasferì a Dublino ed entrò a far parte della Bow Street Distillery. Nel 1780, acquisita l’intera proprietà della distilleria, cambiò il nome della società in “John Jameson & Son”. John credeva molto nella selezione personale delle botti e nella pratica della tripla distillazione. Passata nelle mani dei diversi figli, la distilleria chiuse nel 1971 a seguito della confluenza della società nell’Irish Distillers Group (1966) ed il trasferimento della produzione alla New Midleton. La gamma principale, piuttosto articolata e interamente basata su blended a tripla distillazione, comprende: l’entry level Jameson (40%), ottenuto da botti ex Bourbon ed ex Sherry, miscelando pot still e grain whiskey di almeno 4 anni; il Jameson Black Barrel (40%), ottenuto da botti ex Sherry ed ex Bourbon (queste ultime sottoposte ad un livello di “charring” interno maggiore), miscelando pot still ed un grain whiskey selezionato, distillato una sola volta l’anno. Noto anche in precedenza come “Select Reserve Black Barrel” o “Select Reserve Small Batch”; il Jameson Caskmates (40%): frutto della collaborazione con il birrificio Franciscan Well, che ha ricevuto dalla Jameson delle botti usate, vi ha fatto affinare una birra stout ed ha poi restituito le stesse alla Jameson, la quale a sua volta le ha utilizzate per sottoporre il blended base ad un beer-finishing; il Jameson 12yo Special Reserve (40%), noto in precedenza come “Jameson 1780”, ottenuto da botti ex Bourbon ed ex Sherry Oloroso; il Jameson 18yo Limited Reserve (40%), ottenuto da botti di rovere americano ed europeo, quindi finito in botti ex Bourbon first fill; il Jameson Gold Reserve (40%), ottenuto da botti ex Bourbon, ex Sherry e da botti di legno nuovo (virgin oak), miscelando due tipi di pot still ed un grain whiskey; il Jameson Signature Reserve (40%), in cui è maggiore l’influenza delle botti di rovere europeo; il Jameson Rarest Vintage Reserve (46%), non filtrato a freddo e millesimato, nonchè molto costoso (400 € ca), è ottenuto da pot still proveniente da botti ex Bourbon second fill e da grain whiskey invecchiato, uniti in “marriage” ad un pot still fatto maturare in botti ex porto; il Jameson Crested (40%), ispirato al primo whiskey ad essere imbottigliato unicamente dalla Old Jameson nel 1963, è ottenuto da pot still e grain whiskey fatti maturare 7-8 anni ed è influenzato dall’alta percentuale di botti ex Sherry Oloroso first fill. Precedentemente noto come “Crested Ten”; il Jameson 12yo Distillery Reserve (40%) è disponibile solo presso la distilleria (o la vecchia Jameson a Dublino, ora museo) ed è ottenuto da botti ex Bourbon ed ex Sherry, con un alta percentuale di pot still. A questi imbottigliamenti si sono unite, nel 2016, due serie: “The Whiskey Makers” e “Deconstructed”. Della prima, composta da 3 bottiglie ciascuna delle quali è stata ideata da una figura chiave della fase produttiva, fanno parte: il Jameson Distiller’s Safe (43%), creato dal master distiller Brian Nation ed ottenuto da pot still, grain e small batch grain whiskey, con maturazione da 4 a 7 anni in botti di rovere americano; il Jameson Cooper’s Croze (43%): creato dal bottaio Ger Buckley ed ottenuto da pot still e grain whiskey, con maturazione da 12 a 16 anni in diverse botti (rovere americano first e second fill, rovere vergine ed una piccola percentuale ex Sherry); il Jameson Blender’s Dog (43%): creato dal master blender Bill Leighton ed ottenuto da pot still e grain whiskey (3 tipi in tutto), con maturazione da 5 a 12 anni in botti ex Bourbon ed ex Sherry (4 tipi in tutto). Della seconda serie, destinata al mercato travel retail e composta da 3 bottiglie in ognuna delle quali è evidenziata una specifica caratteristica di Jameson, fanno parte: il Jameson Bold (40%), incentrato maggiormente sul pot still whiskey; il Jameson Lively (40%), incentrato maggiormente sul grain whiskey; il Jameson Round (40%), incentrato maggiormente sull’effetto dei diversi tipi di botte (che includono rovere vergine ed ex vino fortificato). Infine, una curiosità: un imbottigliamento particolare, il Jameson Marconi (40%) è stato rilasciato in passato per celebrare i 100 anni dell’invenzione della radio ed il legame fra la famiglia del genio bolognese e quella dei Jameson (la madre di Guglielmo era Annie Jameson, nipote di John Jameson)

  • Powers: la Powers distillery fu fondata da James Power nel 1791, presso John’s Lane a Dublino (di fronte alla Jameson). Nel 1809 subentrò il figlio John, uomo molto influente nella capitale, e la società diventò “John Power & Son”. Nel 1871 la distilleria fu ricostruita ed ampliata, e contava 300 dipendenti. Nel 1886, fu la prima ad imbottigliare in proprio un whiskey, a cui venne dato il nome di “Gold Label”, per distinguerlo da quello, con etichetta bianca, che veniva imbottigliato dai wine-merchants. La John Power & Son fu anche la prima nel mondo a lanciare, nel 1920, una “mignon”, della capacità di 71 ml e battezzata “Baby Power”. Chiuse in seguito alla formazione dell’Irish Distillers Group (vedi sopra). La gamma, tutta a tripla distillazione, comprende: il Powers Gold Label (43,2%), blended base di pot still e grain whiskey con maturazione in botti di quercia americana, introdotto nel 1791 (al tempo, però, era un “pure pot still”). Recentemente aumentato di gradazione (da 40%), viene imbottigliato con un processo particolare di unchillfiltering; il Powers 12yo Special Reserve (40%), lanciato nel 2000 e composto da whiskey invecchiati da 12 a 24 anni, ha una maggior percentuale di pot still e matura in botti selezionate di quercia americana. Non fa più parte del core range ma risulta ancora reperibile; il Powers 12yo John’s Lane Release (46%) è un single pot still che deve il suo nome al luogo di fondazione della distilleria, ed è ottenuto principalmente da botti ex Bourbon first fill, con un piccolo contributo di botti ex Sherry Oloroso e dal corpo pieno (nel tentativo di replicare il carattere deciso che storicamente possedeva il Powers); il Powers Signature Release (46%) ha la stessa formulazione del “John’s Lane” ma senza indicazione di età; il Powers Three Swallows (40%), recentemente aggiunto alla gamma (ottobre 2015), è anch’esso un single pot still con maturazione in botti ex Bourbon e, per una piccola parte, in botti ex Sherry Oloroso. Non è filtrato a freddo, nonostante la gradazione standard.
  • Paddy: il marchio apparteneva alla Cork Distillery Company, che nel 1913 così battezzò il suo whiskey (prima noto come “Old Irish Whiskey”) in onore a Paddy Flaherty, un valido venditore della compagnia. La gamma comprende: il Paddy (40%), ottenuto miscelando proporzioni uguali di pot still e grain whiskey; il Paddy 7yo Centenary Limited Edition (43%), un pot still introdotto nel 2013 per celebrare il centenario del marchio e che riporta, in etichetta, la dicitura “pure pot still”.
  • Midleton: sotto il marchio Midleton vengono rilasciati diversi imbottigliamenti di fascia alta (anche single cask). Tra questi c’è il Midleton Very Rare (40%), un blended introdotto nel 1984 e rilasciato in release annuali (vintage). I distillati usati nella miscela vengono selezionati personalmente dal Master Distiller, sono tutti a tripla distillazione ed invecchiati, fra i 12 e i 25 anni in botti ex Bourbon o ex Sherry. Di conseguenza, ogni release annuale differisce leggermente dalle altre. Il Midleton Barry Crockett Legacy (46%) è, invece, un costoso single pot still, rilasciato nel 2010, che prende il suo nome dallo storico master distiller, ed è ottenuto da botti di rovere americano usate e, in misura minore, nuove (virgin oak). Comprende tre permutazioni diverse di pot still. L’altrettanto costoso Midleton Dair Ghaelach (58,2%) è un single pot still contenente distillati maturati dai 15 ai 22 anni in botti ex Bourbon usate, con finishing di un anno in botti di rovere nuova irlandese (della tenuta di Ballaghtobin, contea di Kilkenny; vengono lavorate in Spagna).
  • Redbreast: nel 1857, a Londra, fu fondata la Gilbey, principalmente nota come wine-merchant. In seguito trasferitasi a Dublino, ampliò la propria offerta acquistando distillati dalle distillerie dublinesi ed usando proprie botti per la maturazione. La Gilbey acquistava, in particolare, distillato dalla John Jameson & Son, commerciandolo con il brand “Castle Grand JJ Whiskey”, che venne in seguito sostituito da “Redbreast” (il soprannome dell’allora presidente, appassionato di ornitologia). Nel 1985 fu imbottigliato l’ultimo Redbreast della Gilbey: il marchio venne venduto alla Irish Distillers, di cui la vecchia Jameson era parte. La gamma comprende esclusivamente single pot still, fra cui: il Redbreast 12yo (40%), reintrodotto nel 1991 dopo un periodo di assenza, proviene da un mix di botti ex Bourbon first fill ed ex Sherry Oloroso, sempre first fill e con una quota abbastanza rilevante di queste ultime, per equilibrare i forti aromi ex bourbon delle botti di primo riempimento; il Redbreast 12yo Cask Strength (58,6%) è la versione a grado pieno, non filtrata a freddo; il Redbreast 15yo (46%), lanciato nel 2005 in edizione limitata per la Maison du Whisky di Parigi ed ora parte stabile del core-range, è unchillfiltered ed ha una formulazione leggermente diversa dal 12yo, pur usando le stesse tipologie di botti; il Redbreast 21yo (46%), non filtrato a freddo, proviene esclusivamente da botti ex Bourbon ed ex Sherry first fill; il recente Redbreast Lustau Edition (46%) nasce dalla collaborazione con la Bodega Lustau di Jerez. Il distillato, di 9-12 anni di età e con maturazione in botti ex Bourbon ed ex Sherry, viene sottoposto ad un finishing extra di un anno in botti first fill ex Sherry Oloroso provenienti dalla predetta bodega.
  • Green Spot: il marchio risale al 1920 circa, quando la Jameson di Dublino forniva pot still whiskey in botti ex Sherry al mercante di vini indipendente Mitchell & Son. I Mitchell vendevano diversi whiskey con il marchio “Spot”. Il nome deriva dalla pratica di marcare le botti con diversi colori a seconda dell’età: esistevano, all’epoca, Blue Spot, Red Spot, Yellow Spot e Green Spot, quest’ultimo il più popolare e destinato a sopravvivere come brand anche in seguito alla chiusura della Old Jameson e al suo “trasferimento” alla Midleton di Cork. Attualmente il Green Spot (40%) è un single pot still whiskey no-age (contiene distillati di 7-10 anni) proveniente per il 25% da botti ex Sherry Oloroso (il restante è ex Bourbon sia refill che nuovo) e tuttora prodotto dalla Midleton specificamente per la vendita attraverso la Mitchell & Sons. La quantità limitata (circa 6.000 bottiglie per anno) e l’esclusiva di commercializzazione ne fanno un prodotto abbastanza difficile da reperire. Fra i consumatori storici e/o famosi, si ricordano: Samuel Beckett, James Joyce, Daniel Day Lewis, Mick Jagger e Paul Newman. Il Green Spot Chateau Lèoville-Barton (46%) aggiunge, alla ricetta del Green Spot, un finishing da 12 a 24 mesi in botti ex Bordeaux della tenuta da cui prende il nome (i proprietari sono i discendenti del fondatore Thomas Barton, irlandese emigrato in Francia).
  • Yellow Spot: è del 2012 la decisione di recuperare anche questo storico marchio, scomparso dal mercato intorno al 1960. L’attuale Yellow Spot 12yo (46%) è un pot still whiskey proveniente da tre tipi diversi di botti: American Bourbon barrels, Spanish Sherry butts e Spanish Malaga casks. La quantità prodotta annualmente è simile a quella del Green Spot.

TULLAMORE DEW (Eire)

La storica distilleria di Tullamore fu fondata nel 1829 da Michael Molloy, per poi passare, alla sua morte, nelle mani della famiglia Daly. Uno dei colleghi di Bernard Daly, tale Daniel E. Williams, dapprima addetto al maltaggio dell’orzo, diventò nel 1873 general manager ed in seguito proprietario della distilleria. Le iniziali del suo nome (D.E.W.) entrarono, così, a far parte del marchio, che diventò “Tullamore Dew”. Williams, spinto da forte impulso di innovazione, portò a Tullamore l’elettricità, il telefono e le automobili. Fu il primo a riformulare come blended un Irish whiskey, utilizzando tutti e tre i tipi di distillato: malt, grain e pot still. Anche la Tullamore attraversò la crisi del whiskey irlandese conseguente al Proibizionismo, alla guerra economica con l’impero britannico e alle due guerre mondiali, e finì per chiudere nel 1954. La produzione passò dapprima alla Powers di Dublino, quindi alla Midleton di Cork (ma il marchio apparteneva al gruppo alimentare irlandese C&C). Nel 2010, la famiglia scozzese Grant & Son (proprietaria, fra le altre, di Glenfiddich e Balvenie) acquistò il marchio dalla C&C e progettò di riportare la produzione a Tullamore, costruendo una nuova distilleria a sud del centro, inaugurata a settembre 2014. Produce, con due wash still distinti, sia malt whiskey che pot still whiskey (quest’ultimo con una miscela del 50% di orzo maltato e 50% non maltato), continuando a dipendere dalla Midleton per la fornitura (ma non per la maturazione, che avviene in loco) del grain whiskey da inserire nei blended. Ha “ereditato”, dalle distillerie del gruppo Grant, alcuni “cimeli” (un pezzo di rame della Balvenie è stato usato per il bancone del bar della sala di degustazione; il legno di una botte proveniente dalla Girvan è stato utilizzato per una scrivania; un sasso della warehouse 1 di Glenfiddich è stato “incastonato” nell’edificio). La gamma dei whiskey, praticamente tutti a tripla distillazione ed ancora frutto delle “vecchie” gestioni, comprende:

  • Tullamore Dew (40%): blended ottenuto dai tre tipi di Irish whiskey (malt, pot still e grain, con forte presenza di quest’ultimo), proviene da botti ex Bourbon ed ex Sherry. La parte di malt whiskey si dice provenga dalla Bushmills, come per i blended seguenti.
  • Tullamore Dew 12yo Special Reserve (40%): blended con la medesima formulazione del Tullamore Dew “base”, ma con maggior quantità di malt e pot still whiskey; i distillati sono invecchiati dai 12 ai 15 anni.
  • Tullamore Dew Phoenix (55%): blended destinato al mercato travel retail, deriva il suo nome dall’incendio del 1785 che colpì Tullamore, a seguito del quale fu posta, in città, una fenice, quale simbolo della rinascita e della forza dei suoi abitanti. Nella ricetta vi sono malt, pot still e grain whiskey, con elevata percentuale di pot still “finito” in botti ex Sherry.
  • Tullamore Dew Old Bonded Warehouse (46%): blended introdotto a settembre del 2012 per celebrare la riapertura del visitor centre di Tullamore, si basa su tutti e tre i tipi di Irish whiskey, con elevata percentuale di pot still e presenza di botti ex Sherry nel blend.
  • Tullamore Dew Cider Cask Finish (40%): riservato al mercato travel retail, è un blended ottenuto sottoponendo il Tullamore base ad un finishing in botti che hanno precedentemente contenuto sidro di mele. Viene prodotto una volta l’anno per via del ciclo di maturazione stagionale delle mele.
  • Tullamore Dew 15yo Trilogy (40%): introdotto nella seconda metà del 2015, è un blended di pot still, malt e grain whiskey con maturazione in botti ex Borboun, ex Sherry Oloroso ed ex Rum.
  • Tullamore Dew 10yo (40%): si dice sia un vatting di single malt provenienti dalla Cooley, motivo non riporta in etichetta la dicitura “triple distilled”. Matura e viene “finito” in quattro tipi di botti: ex Bourbon, ex Sherry Oloroso, ex Porto, ex Madeira.
  • Tullamore Dew 14 e 18yo (41,3%): introdotti nel 2016 grazie alla collaborazione con i magazzini Harrods, sono entrambi single malt con finishing fino a sei mesi in botti ex Bourbon, ex Sherry Oloroso, ex Porto ed ex Madeira.

LE DISTILLERIE PIU’ RECENTI O MINORI

ECHLINVILLE (Irlanda del Nord)

Shane Braniff, l’ideatore del marchio Feckin’ Irish Whiskey, progettò di costuire la propria distilleria, poichè la Beam/Suntory, nuova proprietà della Cooley dal 2012, non fornisce più whiskey agli imbottigliatori indipendenti. La Echlinville ha iniziato a distillare a maggio 2013 e produce sia malt whiskey che single pot still whiskey, a tripla distillazione. In attesa che i propri distillati giungano a compiuta maturazione, Braniff utilizza i seguenti marchi:

  • Feckin’ Irish Whiskey (40%): introdotto nel 2005, è un blended ottenuto da doppia distillazione di malt e grain whiskey proveniente dalla Cooley.
  • Dunville’s: il marchio era originariamente utilizzato dalla Royal Irish Distillery di Belfast. Passato nelle mani di Braniff, dà attualmente origine a due imbottigliamenti: il Dunville’s 10yo PX Cask (46%), malt whiskey non filtrato a freddo con finishing di un anno in botti ex Sherry Pedro Ximenez; il Dunville’s Three Crowns (46%), un blended la cui ricetta include un single grain di 4 anni, un single malt di 10 anni ed un single malt di 15 anni con finidhing in botti ex Sherry Oloroso.

BELFAST DISTILLING COMPANY (Irlanda del Nord)

Peter Lavery, imprenditore e creatore dei marchi Danny Boy e Titanic, ha avviato un progetto volto a trasformare in distilleria un’ala dello storico carcere di Crumlin Road, nella zona nord-ovest di Belfast. Il nuovo impianto avrebbe dovuto iniziare la produzione di single malt a tripla distillazione e blended (acquistando il grain whiskey all’esterno) a partire dal 2016, ma alcuni imprevisti nel recupero dell’edificio hanno, per il momento, bloccato il progetto. I marchi utilizzati fino a non molto tempo fa (Danny Boy, Titanic e McConnell’s, quest’ultimo designato anche quale brand per i futuri single malt) sono di difficile reperibilità.

TEELING (Eire)

La Teeling Whiskey Company, indipendent bottler, fu fondata nel 2012 da Jack Teeling, uno dei due figli di John Teeling (il fondatore della Cooley). In seguito si unì anche il fratello Stephen, anche lui proveniente dalla Cooley (vi era rimasto anche dopo l’acquisizione della Beam) e fu avviato il progetto per costruire una nuova distilleria a Dublino onde riportare l’attività di famiglia nel luogo dove era originariamente iniziata (Walter Teeling, loro antenato, fondò la propria distilleria nella zona dei Liberties). La nuova Teeling distillery, che conta su 3 pot still in rame, ha iniziato la distillazione a luglio del 2015, pertanto il primo whiskey del nuovo corso sarà disponibile non prima del 2018. Gli impianti sono predisposti anche per la doppia distillazione e gli alambicchi provengono dall’Italiana Frilli di Monteriggioni. Il grain whiskey è ancora di Cooley, in attesa che John Teeling lo fornisca tramite la sua nuova creatura, la Great Northern Distillery. La gamma principale comprende attualmente:

  • Teeling Small Batch (46%): si tratta di un blended di malt e grain whiskey (con alta percentuale del primo), unchillfiltered, rilasciato in small batches e finito in botti ex Rum.
  • Teeling Single Malt (46%): è un NAS, unchillfiltered, ottenuto da malt whiskey che include anche distillato risalente al 1991 ed è finito in 5 tipi di botti diverse (Sherry, Madeira, Porto, Borgogna bianco, Cabernet Sauvignon).
  • Teeling Single Grain (46%): unchillfiltered, matura interamente in botti ex vino rosso della California.

Fra le edizioni a tiratura limitata, più rare, si segnalano:

  • Teeling 15yo The Revival (46%): single malt selezionato per celebrare l’apertura della distilleria, è stato distillato nel 1999 ed imbottigliato senza filtrazione a freddo. La maturazione prevede esclusivamente botti ex Rum.
  • Teeling 13yo The Revival Vol. 2 (46%): successore del Revival, è un single malt distillato nel 2002 ed imbottigliato senza filtrazione a freddo. La maturazione prevede 12 anni in botti ex Bourbon ed un anno di finishing in botti ex Calvados.
  • Teeling 21yo (46%): single malt prodotto in 5.000 bottiglie, matura in botti ex Bourbon, per poi essere finito in botti ex Sauternes per la durata di 12 mesi.
  • Teeling 26yo (46%): single malt prodotto in sole 1.000 bottiglie e distillato nel 1987, matura in botti ex Bourbon, per poi essere finito in botti ex vino bianco di Borgogna per la durata di 12 mesi.
  • Teeling 30yo (46%): single malt prodotto in sole 250 bottiglie e distillato nel 1983, matura esclusivamente in botti ex Bourbon.

GREAT NORTHERN DISTILLERY (Eire)

Dopo la vendita della Cooley al gruppo Beam e con i figli già nel pieno del progetto “Teeling Distillery” a Dublino, l’instancabile John Teeling rilevò la Great Nothern Brewery a Dundalk, per convertirla nella Great Northern Distillery. La produzione, iniziata a luglio 2015, comprende malt, pot still e grain whiskey (tutti a tripla distillazione). Quest’ultimo, terminato l’invecchiamento minimo, andrà anche a comporre i blended whiskey della Teeling. Il mercato principale della G.N.D. sarà proprio la fornitura a terzi del proprio distillato.

GLENDALOUGH (Eire)

Fondata nel 2011 da cinque amici già impiegati nel settore del beverage, è situata nell’omonima valle (che significa “dei due laghi”), contea di Wicklow. Sulle bottiglie figura uno dei simboli della vallata, ovvero Saint Kevin, che vi fondò un monastero e la rese luogo di culto. Una delle leggende vuole che un merlo, mentre egli era in preghiera con le braccia aperte, posò un uovo nelle sue mani ed il Santo attese con devozione, immobile, la nascita del piccolo. La distilleria, che ha iniziato distillando gin, produce whiskey da settembre 2015. L’attuale gamma, formata da stock provenienti dalla Cooley, comprende:

  • Glendalough Double Barrel (single grain, 42%): ottenuto da un mashbill di mais (90%) e orzo maltato (10%), matura dapprima in botti ex Bourbon first-fill per tre anni e mezzo, quindi subisce un finishing di 6 mesi in botti ex Sherry Oloroso.
  • Glendalough 7yo (single malt, 46%): unchillfiltered, matura in botti ex Bourbon first-fill provenienti dalla Wild Turkey.
  • Glendalough 13yo (single malt, 46%): unchillfiltered, matura in botti ex Bourbon first-fill. Avrebbe dovuto essere rilasciato come 12yo, ma è stato “portato” a 13 in onore di un giocatore di rugby irlandese (Brian O’Driscoll) che indossa la maglia n. 13.

WEST CORK DISTILLERS (Eire)

Attiva dal 2003, dapprima a Union Hall (a ovest di Cork), poi a Skibbereen, ove può contare su impianti più grandi, questa distilleria produce tutte le tipologie di Irish Whiskey, oltre a gin e vodka.  La gamma comprende:

  • West Cork Classic Blend (40%): blended formato da una miscela di grain e di malt whiskey, è maturato in botti ex Bourbon.
  • West Cork 10yo (40%): single malt maturato in botti ex Bourbon. Nonostante la gradazione minima, alcune fonti lo danno come unchillfiltered.

WALSH (Eire)

Nel 1999, Bernard e Rosemary Walsh crearono una società per commercializzare Irish coffee in bottiglia, con il brand “Hot Irishman”. Dopo aver introdotto nel mercato, nel 2005, un liquore al whiskey (The Irishman Irish Cream), fu la volta del whiskey vero e proprio, tramite i marchi “The Irishman” (nel 2007) e “Writers Tears” (nel 2009). Alla fine del 2014, la famiglia Walsh ha iniziato i lavori di costruzione della propria distilleria, nella contea di Carlow, con il sostegno economico della Illva Saronno, proprietaria del brand Disaronno. Nel 2016, a fine marzo, è iniziata la distillazione, che via via comprenderà tutti i tipi di Irish whiskey (malt, pot still e grain). Gli attuali brand di whiskey della famiglia Walsh sono:

  • The Irishman: il marchio è nato nel 2007, dopo che la società creata dalla famiglia Walsh stipulò accordi per assicurarsi forniture di whiskey dalle distillerie irlandesi. La gamma comprende: The Irishman Founder’s Reserve (40%), un blend di 70 % single malt (che dovrebbe provenire dalla Bushmills) e 30% di single pot still della Midleton, interamente a tripla distillazione ed invecchiato in botti ex Bourbon (tecnicamente, pur non contenendo grain whiskey, per la legislazione irlandese è comunque un blended Irish whiskey; è il sostituto del vecchio ed originario “The Irishman 70”); The Irishman Cask Strength (54% ca), un blended Irish wshikey di categoria premium, rilasciato annualmente in circa 2.000/3.000 esemplari numerati individualmente, interamente invecchiato in botti di rovere americano; The Irishman Single Malt (40%), un NAS rilasciato in batch di circa 6.000 bottiglie, a tripla distillazione ed invecchiato in botti ex Bourbon ed ex Sherry Oloroso; The Irishman 12yo Single Malt (43%), lanciato a settembre 2013, è unchillfiltered, matura esclusivamente in botti ex Bourbon first fill ed è rilasciato annualmente in 6.000 esemplari, con l’indicazione del batch.
  • Writers Tears: marchio “boutique” lanciato nel 2009, comprende le versioni: Writers Tears Copper Pot (40%), vatting di single malt (60%) e pot still whiskey (40%) a tripla distillazione, con maturazione in botti ex Bourbon. Come l’Irishman Founder’s Reserve, è considerato un blended; Writers Tears Cask Strength (53% ca), vatting di single malt e pot still a tripla distillazione, rilasciato annualmente a grado pieno in circa 2.000 esemplari, individualmente numerati; Writers Tears Red Head (46%), single malt NAS a tripla distillazione, maturato esclusivamente in botti ex Sherry Oloroso ed imbottigliato senza filtrazione a freddo.

HIBERNIA (Eire)

Questa distilleria di West Cork, di recente fondazione, è attualmente condotta da Alan e Conor Hyde, ultimi discendenti di una famiglia tradizionalmente dedita al commercio di bevande. Nell’attesa che maturino i propri stock (su cui non si riescono a reperire precise informazioni tecniche), ha rilasciato i seguenti imbottigliamenti:

  • Hyde 10yo No. 1 President Cask (46%): single malt di provenienza Cooley, è stato rilasciato in 5.000 esemplari in onore del primo presidente d’Irlanda (Douglas Hyde). Matura in botti ex Bourbon, quindi subisce un finishing di 6 mesi in botti first fill ex Sherry Oloroso. E’ unchillfiltered.
  • Hyde 10yo No. 2 President Cask (46%): ha le stesse caratteristiche del No. 1, ma il finishing è in botti ex rum dei Caraibi.
  • Hyde 6yo No.3 The Aras Cask (46%): single grain a tripla distillazione, matura in botti ex Bourbon di primo riempimento provenienti dalla Jack Daniels e viene imbottigliato senza filtrazione a freddo.

DINGLE (Eire)

La distilleria è situata nella contea di Kerry, nella parte sud-ovest del paese, ed è l’impianto più occidentale d’Europa. E’ stata fondata da Oliver Hughes (ideatore della Porterhouse Brewing Company) e John McDougall alla fine del 2012, con l’intento di costruire una realtà indipendente ed artigianale (la produzione è appena di 2 botti al giorno). La Dingle (che distilla anche piccole quantità di gin e vodka) produce, da novembre 2012, single malt Irish whiskey a tripla distillazione, utilizzando alambicchi progettati in modo da avere più riflusso possibile e creare, già in partenza, un distillato più fine. Il rilascio del primo imbottigliamento è pianificato per novembre 2016.

PEARSE LYONS – ALLTECH/CARLOW (Eire)

La distilleria è stata creata dalla collaborazione fra la compagnia americana Alltech (specializzata in alimentazione e proprietaria di una distilleria nel Kentucky) e l’irlandese Carlow Brewing Company. Gli alambicchi (costruiti in Kentucky) sono stati dapprima posizionati negli impianti del birrificio Carlow (nella contea omonima) ed hanno iniziato a distillare Irish malt whiskey, a doppia distillazione, nel novembre 2012. Nel frattempo, nella primavera 2014, la Alltech ha acquistato una chiesa sconsacrata a Dublino, in St. James Street, con l’intento di creare una “boutique distillery”, trasferendo gli alambicchi dalla Carlow ed aggiungendo il necessario per renderla autonoma. Attualmente l’apertura della nuova sede è stata posticipata alla primavera del 2017.

SHED (Eire)

Situata nei pressi del Lough Allen, a Drumshanbo (contea di Leitrim), questa giovane distilleria artigiana (fondatore: Patrick J. Rigney, il padre del famoso liquore Sheridan’s) ha riempito la sua prima botte di whiskey il 21 dicembre del 2014, dopo più di 100 anni dall’ultima distillazione nel Connacht. Dotata di alambicchi tedeschi Holstein, produce anche vodka e gin, in aggiunta al malt whiskey e al pot still whiskey (a tripla distillazione).

SLANE CASTLE (Eire)

Il brand indipendente Slane Castle fu introdotto nel mercato, da parte della famiglia Conyngham, nel 2009. Il whiskey utilizzato era di provenienza Cooley, ma dopo l’acquisizione della stessa da parte di Beam la fornitura cessò e la famiglia decise di costruire la propria distilleria nella proprietà di Slane Castle. Sono stati installati sia alambicchi per la distillazione discontinua (malt e pot still whiskey) che per quella continua (grain whiskey). L’apertura è prevista per la fine del 2016.

WATERFORD DISTILLERY (Eire)

La distilleria, situata nella parte sud orientale dell’Irlanda, è la nuova creatura di Mark Reynier, ex proprietario della scozzese Bruichladdich. Annunciata a fine 2014 e costruita su un impianto in precedenza utilizzato dalla Diageo per produrre la birra Guinness, conta su due pot stills e un column still, pertanto è in grado di fornire sia malt che grain whiskey (ma nelle intenzioni di Reynier, il focus sarà fortemente orientato sul primo). Ha iniziato a distillare, dopo alcuni batch di test, a gennaio 2016, introducendo, quale elemento di innovazione, la tracciabilità dell’orzo, ogni tipologia del quale proviene da un agricoltore locale e viene distillata separatamente.

ALTRI MARCHI

CASTLE BRAND

Società con sede a New York, fondata da Mark Andrews nel 1998 sotto il nome di Great Spirits LLC. Possiede i seguenti marchi di Irish whiskey:

  • Clontarf 1014: il marchio prende il nome da una storica battaglia, combattuta nel 1014 contro i Vichinghi. I whiskey sono prodotti con tripla distillazione ed hanno la particolarità di essere sottoposti a filtraggio a base di carbone. La gamma comprende: il Clontarf 1014 Classic Blend (40%), blended contenente malt whiskey e grain whiskey, invecchiato 4 anni in botti ex Bourbon; il Clontarf 1014 Single Malt (40%), un NAS invecchiato anch’esso in botti ex Bourbon, di probabile provenienza Bushmills.
  • Knappogue Castle: il marchio prende il nome dallo storico castello irlandese del XV sec. che la famiglia Andrews (ovvero i genitori del fondatore della Castle Brands) decise di restaurare nel 1966. Il primo vintage di whiskey rilasciato sotto questo brand è un single malt del 1951, con maturazione di 36 anni in botti ex Sherry, attualmente raro e molto ricercato (i distillati appartengono alla collezione del padre di Marc). Altri vintage risalgono al periodo 1990-1995 e provengono dalla Cooley (annate 1990-91-92) e dalla Bushmills (annate 1993-94-95). La gamma attuale, oggetto di recente restyling, ha abbandonato i rilasci con indicazione del vintage per concentrarsi su quelli con il classico age statement. Comprende i seguenti single malt a tripla distillazione (di molto probabile provenienza Bushmills): Knappogue Castle 12yo (40%), invecchiato in botti ex Bourbon; Knappogue Castle 14yo Twin Wood (46%), unchillfiltered, invecchiato in botti ex Bourbon ed ex Sherry Oloroso; Knappogue Castle 16yo Sherry Finished (40%), invecchiato in botti ex Bourbon per 14 anni, quindi sottoposto ad un finishing di almeno due anni in botti ex Sherry Oloroso.

 

AVALON GROUP/PROTEGE INTERNATIONAL

Le due aziende gestiscono il brand Wild Geese, nato nel 2000: la prima come proprietaria del marchio, la seconda come responsabile del design e del marketing. Il nome deriva dall’appellativo dato ai soldati irlandesi che nei secoli dal XVI al XVII emigravano per prestare servizio negli eserciti dell’Europa continentale. Negli Stati Uniti, a seguito di una disputa con la società che gestisce il marchio “Wild Turkey”, viene commercializzato come “Wild Geese Irish Soldiers & Heroes”. La gamma attuale, contenente whiskey a distillazione doppia prodotto dalla Cooley, comprende:

  • Wild Geese Classic (40%): blended ottenuto da single malt e grain whiskey non torbati, matura esclusivamente in botti ex Bourbon.
  • Wild Geese Rare (43%): blended con la stessa composizione del Classic, ma ottenuto utilizzando stock selezionati.
  • Wild Geese Limited Edition Fourth Centennial (43%): blended con la stessa composizione del Classic, ma rilasciato a gradazione maggiore ed in edizione limitata.
  • Wild Geese Single Malt (43%): ottenuto da malt whiskey maturato in botti ex Bourbon.

 

5 pensieri riguardo “Irish Whiskey: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere (Seconda parte)

  • Dettaglio elevato e chiarezza, Bravo Emiliano

  • Ri-grazie 😉

  • pino perrone

    Eccelente lavoro. Chiamami in privato.

  • Veramente un sito molto interessante, continuate cosi . Complimenti.

  • gentile irish whiskeyes, ti scrivo perchè a causa del coronavirus e dell’epidemia di covid-19, ci sono molte persone in sedia a rotelle. che disastro! però sapendo la soluzione dei problemi, il disastro non è poi così drammatico. per non avere mai la sedia a rotelle e stare in piedi è necessario: lavarsi i piedi tutti i giorni tutta la vita col sapone e il bicarbonato. oppure fumare sigari. allora adesso ti saluto, e, perchè non credo alla esistenza di dio e non sono battezzata, ti auguro di bere sempre tanto whiskey perchè è buonissimo! saluti e baci da elsa, amen.

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