Il mio Spirit of Scotland

Dopo tre giorni bellissimi e di sole a Roma per lo Spirit of Scotland si fa un po’ fatica a tornare ai ritmi usuali e alle cose lasciate indietro col lavoro (quello che ci permette di queste fughe). Ecco qualche parola sul festival con tantissimi argomenti da coprire, cercando come al solito di elencarli senza troppa prosa, in modo da renderli fruibili.
Dopo due anni di crescita esplosiva questa sembra una edizione di consolidamento; spazi riorganizzati, tanti espositori con grandi stand, tante magnifiche masterclass con personaggi di caratura mondiale e, a spanne, pubblico stabile sui valori dell’anno passato.

SOS_PRSiccome sono rimasto inchiodato al banco per quasi tutto il tempo e posso parlare poco di masterclass e cose bevute in giro (poche ma buone), che comunque confermano sempre il livello alto degli espositori sia in veste diretta e ufficiale (Diageo, Pernot), con distributori (Beija Flor, Velier, Pellegrini, Johnsons Wine) e imbottigliatori di casa nostra con  Silver Seal e Samaroli in primis. Mi lascia sempre perplesso, come sempre, il fatto come giganti come Campari e Martini&Rossi non abbiano nessuno che si occupa di whisky e demandi all’organizzazione o ad appassionati la divulgazione dei loro prodotti. Speriamo cambi qualcosa, ma lo dico nel loro interesse. L’unica masterclass a cui ho assistito, quella Nikka con Salvatore Mannino e Tadashi Sakuma è stata veramente interessante e ben condotta, pur con le barriere linguistiche. La masterclass è stata conclusa con un Taketsuru 25, bottiglia rarissima e molto costosa; so che non è stata l’unica chicca nelle varie masterclass, onore agli espositori perché è questo lo spirito delle masterclass, cose insolite e personaggi permeati di professionalità e passione, indipendentemente che vengano da Tokio o da Cinecittà.

Debutto col botto del WhiskyClub Italia, con tanti curiosi e il Laphroaig 14 premiato al terzo posto tra i 13 e i 18 anni del Whisky&Lode,unica selezione indipendente tra tutti i premiati; vincitore assoluto lo Smokehead 18, dedicherò un post ai risultati.

sos_asill Apprezzamenti credo veri per il Glenturret 18 celebrativo dei cinque anni di Angel’s Share, per chi ha preso la bottiglia è come un gronchi rosa, considerando che c’e’ un piccolo errore in etichetta, ma spero che ve lo beviate. E come al soluto il nostro banchetto che si animato di tanti amici del forum che ci hanno aiutato. Come oramai consuetudine, tasting a 300 all’ora sul Frecciarossa con cose mica male, un Farclas 40 anni, un Longrow del ’73, Port Ellen 26 e altre chicche.

Bellissimo vedere tanti blogger al lavoro, ovviamente Claudio (il suo resoconto) , Andrea al suo Hidden Spirits, i Facili da Beija-Flor, Andrea in organizzazione, Federico  (ecco il suo resoconto) a darci una grandissima mano e con cui ho passato molto tempo compresi i due viaggi, Francesco e lo scatenato Giuseppe (il suo resoconto) in giro come visitatori ma molto indaffarati. Blogger che hanno sì lavorato per la scelta del cask di GlenDronach, di cui parlerò in separata sede. Domenica ci hanno onorato della loro visita al banco due grandissimi: Silvano Samaroli e Giorgio D’Ambrosio, e ho detto tutto.

Molto interessante anche l’appendice fatta al teatro Ambra, lo Spirit of Scotland Plus, giornata di workshop dedicata alla miscelazione (lo so che per noi appassionati di whisky sarebbe Minus). Purtroppo per motivi di treno non ho potuto assistere a quella Nikka con il master blender Tadashi Sakuma. Ho visto solo l’inizio, ma Erik Lorincz, capo Barman del Savoy di Londra mi è sembrato veramente un fuoriclasse, anche solo come divulgatore. Ovviamente da un punto di vista mio, la più apprezzata è stata quella con Franco Gasparri e Georgina, ambassador di Diageo, con una bella verticale di Talisker con Storm, il new make spirit, 57 North, 18YO, Port Ruighe. Anistatia Miller ha fatto un excursus su come il whisky stia vivendo un momento positivo in miscelazione e su come utilizzarlo per fare nuovi drink. Tuttavia questa sessione mi ha lasciato qualche perplessità perché ha fatto trasparire il whisky un po’ come era nel 1800, un prodotto affumicato, sbilanciato e difficile da miscelare; credo che ci sia tanto lavoro da fare, ma certo anche se non lo miscelano fa lo stesso.

Lasciamo per ultima l’organizzazione, davvero ottima e sempre sul pezzo; congratulazioni ai magnifici cinque Rachel, Andrea F, Pino, Emiliano, Andrea F perché hanno sistemato le cose che non andavano (zona masterclass) e hanno funzionato in sinergia come ingranaggi ben oliati. Mi dicono che anche i piccoli corsi Whisky ABC siano andati molto bene. Unica nota dolente il famigerato gettone arancione per un dram gratuito, che verrà di certo eliminato per la prossima edizione visto che ha creato qualche empasse. La nuova disposizione ha forse penalizzato come afflusso alcuni che non erano nella zona centrale, ma non si possono fare i miracoli.

Che la pace e lo Spirit sia con voi fino alla prossima edizione.

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